Dal 19 al 21 giugno si è svolto a Silvi Marina lo Youth Summer Camp del Consiglio Nazionale dei Giovani (CNG), al quale ha partecipato anche l’Azione cattolica italiana attraverso il Settore giovani. Durante il dibattito assembleare di domenica 21 giugno, i Giovani Musulmani d’Italia hanno preso la parola per chiedere al CNG e a tutte le associazioni aderenti un impegno concreto nel contrastare ogni forma di odio e discriminazione, a partire dalle gravi e preoccupanti manifestazioni di islamofobia verificatesi a Roma il 13 giugno scorso.
Pubblichiamo integralmente l’intervento di Sanà Breigheche e Mohamed Afifi per esprimere la nostra solidarietà e la nostra vicinanza ai Giovani Musulmani d’Italia e a tutte le comunità musulmane, come già ribadito nel corso dell’assemblea generale. Il loro appello, infatti, non può restare confinato al solo dibattito assembleare del CNG, così come non può mancare - anche oltre a quella Assemblea- la condanna dell’Azione cattolica italiana di ogni forma di razzismo e odio su base etnica o religiosa.
Condividiamo questo testo per testimoniare il valore e la ricchezza del dialogo e della collaborazione che il Settore giovani dell’Azione cattolica italiana vive insieme ai Giovani Musulmani d’Italia, e per riaffermare l’impegno di tutta l’Aci nella costruzione di un Paese più plurale, giusto e inclusivo, fondato sul rispetto reciproco, sul dialogo, sulla fraternità, sulla ricerca del bene comune e sulla promozione della pace.
Presidente
Italia, Gentili Consiglieri di Presidenza, Delegati e Delegate,
Ci presentiamo: siamo i Giovani Musulmani d’Italia, e rappresentiamo migliaia di giovani musulmani nati, cresciuti o che vivono in Italia. Giovani che studiano nelle università italiane, lavorano, fanno volontariato, partecipano alla vita delle proprie città e credono profondamente nei valori della nostra Costituzione: dignità della persona, libertà religiosa, uguaglianza e partecipazione.
La nostra associazione nasce dalla convinzione che vivere pienamente la propria fede significhi anche prendersi cura della società in cui si vive. Per questo accompagniamo i giovani musulmani in un percorso di crescita, affinché siano cittadini attivi, responsabili e promotori del bene comune. Siamo un’associazione che da anni promuove decine di attività con un unico grande obiettivo: contribuire a un’Italia più coesa e rispettosa del bellissimo mosaico di fedi e culture che la compongono, attraverso il dialogo interreligioso con i nostri fratelli cristiani e di tutte le fedi, e la costruzione di un’identità che vive in perfetto equilibrio con l’appartenenza al nostro amato Paese, l’Italia.
Perché la nostra cara Italia ha sempre insegnato al mondo cosa significhi essere un crocevia di civiltà; un luogo dove fedi diverse si incontrano e camminano insieme verso un orizzonte comune fatto di pace, incontro e fratellanza.
Per questo oggi sentiamo il dovere di esprimerci con chiarezza.
In questo delicato periodo storico, in cui le tragedie che si consumano sull’altra sponda del Mediterraneo ci impongono di rendere il dialogo non solo necessario, ma urgente, siamo qui per condividere con voi un dolore profondo. Qualcosa che ci ha ferito intimamente e che ci preoccupa, e per cui chiediamo oggi il supporto e la collaborazione di questa assemblea. Questo è un luogo in cui sediamo tutti insieme, nel rispetto delle nostre diversità, uniti dal mandato di costruire una società più giusta per le giovani generazioni.
Purtroppo, mentre noi cerchiamo di edificare il bene, c’è chi persegue solo la costruzione di muri. Ormai siamo quasi abituati ad assistere ad atti di islamofobia e razzismo.
Nei giorni scorsi, durante un corteo a Roma, abbiamo assistito a un episodio gravissimo. Online trovate i video di quello che è successo, vorremo solo farvi sentire uno degli slogan.
Migliaia
di persone hanno intonato cori d’odio nei confronti dei musulmani. Non
è stata una battuta. Non è stata una provocazione isolata. Non è
stato uno slogan qualsiasi.
È
stato un messaggio d’odio rivolto a un’intera comunità. E ciò
che rende questo episodio ancora più preoccupante è il contesto in
cui si inserisce. Per più volte, nell’arco di una sola settimana,
la comunità musulmana è stata bersaglio di episodi di odio e
discriminazione che hanno avuto grande risonanza pubblica. Sempre nei
giorni scorsi, la moschea di Cagliari è stata colpita da un incendio
doloso, ferendo al cuore un'intera comunità.
Più
episodi in pochi giorni. Più
occasioni in cui migliaia di giovani italiani hanno ricevuto lo
stesso messaggio: “Non appartenete davvero a questo Paese”.
Questo
non deve essere soltanto un problema della comunità musulmana. È un
problema di tutti noi, tutti noi che vogliamo vivere in un Paese che
promuove una società sana. Perché quando un gruppo viene
disumanizzato pubblicamente, quando l’odio diventa accettabile
nello spazio pubblico, quando insultare un’intera comunità viene
normalizzato, tutti veniamo attaccati e tutti perdiamo tutti
qualcosa.
Perdiamo sicurezza. Perdiamo fiducia reciproca. Perdiamo coesione sociale.
E vorremmo chiedervi, per un momento, di immaginare, di avere sedici, venti o venticinque anni, di andare ogni mattina all’università o al lavoro. Di impegnarvi nel volontariato. Di cercare, come tutti, il vostro posto nel mondo. E poi, nell’arco di pochi giorni accendere la televisione e vedere persone che urlano contro chi appartiene alla tua religione. Aprire i social e leggere migliaia di commenti che ti descrivono come un problema. Sentire in piazza centinaia di persone gridare insulti contro di te, la tua famiglia, i tuoi amici inneggiando alla vostra deportazione.
Provate a immaginare cosa significhi. Non è soltanto sentirsi offesi. È iniziare a chiedersi se si è davvero accettati nel proprio Paese. È domandarsi se quel collega ti guarderà in modo diverso. Se quella compagna di università penserà che anche tu fai parte di quel nemico immaginario. Se i tuoi fratelli più piccoli cresceranno in un Paese che li considera cittadini oppure ospiti indesiderati. Nessun giovane dovrebbe crescere con questo peso. Nessun giovane dovrebbe sentirsi costretto a giustificare continuamente la propria esistenza.
Siamo profondamente feriti, perché l'Italia è il Paese che amiamo. Come giovani musulmani ci sentiamo chiamati in causa in prima persona, perché il senso profondo del nostro impegno è l'esatto contrario di questo squallore. Il nostro compito è costruire dove gli altri distruggono. E se continueranno a distruggere, noi saremo pronti a edificare qualcosa di bello sopra le macerie dell’odio e dell’intolleranza. Continueremo a incontrarci e a conoscerci, perché sappiamo che esistono spazi come questa assemblea: luoghi nati per unire, non per dividere.
Ed è qui che il ruolo del Consiglio Nazionale dei Giovani diventa fondamentale. Il CNG rappresenta la voce dei giovani italiani. Noi crediamo profondamente che il dialogo sia la risposta più forte all’odio. Lo crediamo perché lo viviamo ogni giorno. Ogni volta che associazioni diverse si siedono allo stesso tavolo. Ogni volta che giovani con percorsi differenti si ascoltano invece di etichettarsi. Ogni volta che scegliamo di conoscerci prima di giudicarci. È così che si costruisce fiducia. Ed è così che si disinnesca la paura. Per questo il nostro appello oggi a questa Assemblea, alle Commissioni e al Consiglio di Presidenza è quello di impegnarsi attraverso iniziative concrete a costruire insieme spazi di incontro. Chiediamo di rendere una priorità la condanna di ogni forma di odio, senza esitazioni e senza doppi standard. Perché quando viene colpita una comunità, non perde solo quella comunità. Perde tutta l’Italia.
Al di là dei colori politici e delle appartenenze religiose, tutti i giovani hanno il desiderio di creare una società coesa e di contrastare ogni forma di discriminazione. Noi continueremo a fare la nostra parte. E siamo convinti che, insieme, realtà diverse come le nostre possano dimostrare che il dialogo, la conoscenza reciproca e la collaborazione sono molto più forti di qualsiasi slogan d’odio.
Per
questo vi chiediamo di continuare a camminare al nostro fianco.
Chiediamo al Consiglio di Presidenza di proseguire nel prezioso
lavoro avviato sin dal suo insediamento, collaborando con noi per
ideare iniziative concrete in questo senso e coltivare semi di
speranza.
Non
permettiamo a nessuno di convincerci che l'Italia non sia terra di
accoglienza e di incontro. Grazie.
