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Sperare. Responsabili e coraggiosi

Tra le sfide quotidiane e le notizie che ci travolgono, la speranza diventa l’atto concreto di costruire il futuro, un piccolo gesto alla volta
28/02/2026 di Elena Giannini
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La sveglia suona alle sei e quaranta e il treno da prendere è quello delle sette e dodici. Poi pagine e pagine da studiare, tra un impegno e l’altro. Viviamo con l’ansia di essere sempre in ritardo su qualcosa, un compito, un’iscrizione, una scelta da fare, mentre il mondo intorno cambia a una velocità che noi non riusciamo a seguire. L’Oxford Dictionary ha detto che il 2025 è stato l’anno del rage bait, dell’esca della rabbia, gettata quei contenuti fatti apposta per farci indignare. Per il 2026, però, ne voglio scegliere un’altra: speranza. Non perché sia ingenua, ma perché i numeri raccontano altro. Nel 2025 il 93% della popolazione mondiale sa leggere e scrivere e il dato è il più alto della storia. La povertà estrema è scesa al 10%, quando nel 1990 era al 40. Per la prima volta abbiamo prodotto più energia da fonti rinnovabili che dal carbone. 

Abbiamo testato cure che sembravano impossibili. Eppure non lo sappiamo, perché i nostri feed premiano la rabbia, e noi finiamo per ricordare solo le brutte notizie. La velocità con cui succede tutto questo è evidente, ci attraversa. Ma c’è qualcosa di altrettanto forte: la necessità di alzare lo sguardo e cercare il nostro posto, il nostro ruolo, il nostro futuro. Perché in mezzo a ciò che ci sta intorno e che cambia, le scoperte, le crisi, le conquiste e i problemi ancora aperti, ci sono i segni di ciò che verrà. 

Tutto questo ci riguarda, e noi vogliamo esserci, perché abitare la complessità di oggi significa già costruire. Ogni mattina in cui mi alzo e vado a scuola, ogni pomeriggio passato sui libri, ogni progetto costruito insieme è già un modo di prendere parte a quello che verrà. Non è retorica: è la vita quotidiana. La speranza abita le nostre giornate, le ore passate a discutere di cose che ci sembrano più grandi di noi. Lo dimostra anche la “Scuola di formazione per studenti”, promossa dal Msac, che dal 13 al 15 marzo riunirà a Montesilvano (Pescara) oltre duemila ragazzi da tutta Italia con un titolo che è già un programma: High Hopes. Insieme vogliamo sognare in grande con i piedi piantati per terra, sperimentare una scuola migliore, un Paese più giusto, un mondo che scelga la pace e il dialogo. 

Per me sperare è questo: non ignorare che non va bene, ma lavorare ogni giorno, sapendo che quello che faccio conta. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha chiesto alla mia generazione di sentirsi responsabile come chi ottant’anni fa ha ricostruito l’Italia. “Responsabilità” è una parola grossa. Ma forse significa solo questo: sapere che il mio piccolo gesto quotidiano è già un pezzo di futuro, è speranza.

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