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San Pietro gremita per la pace: la veglia che sfida la guerra

Da Roma alle diocesi del mondo, la risposta dei fedeli all’appello del Papa
13/04/2026 di Lorenzo Zardi
VaticanMedia

Nell’immaginario collettivo, l’impegno per la costruzione di un mondo giusto assume ormai immagini differenti, che finiscono per contrapporsi con una nettezza disarmante. Da un lato, l’esortazione al dialogo, al confronto e all’abbandono della logica della sopraffazione e dell’imposizione a cui papa Leone XIV ha nuovamente richiamato i grandi della terra, invitando tutti alla preghiera per la pace sabato scorso nella Basilica di San Pietro. Dall’altro l’immagine della delegazione statunitense e di quella iraniana, poche ore dopo, che lasciano Islamabad e il tavolo delle trattative; o quella dei bombardamenti in Ucraina nonostante fosse stato annunciato un cessate il fuoco per le celebrazioni della Pasqua ortodossa: eventi che lasciano inascoltato il grido del Papa e di tutto il popolo riunitosi in preghiera: «fermatevi! È il tempo della pace!».

Da quale parte stiano i desideri dell’umanità appare evidente dalla risposta ricevuta all’invito di papa Leone: un’adesione così alta da cogliere quasi impreparata la stessa Santa Sede che, avendo organizzato la celebrazione del santo rosario per la pace in Basilica, si è trovata costretta a far accomodare la moltitudine di fedeli accorsi anche nelle sedie disposte nella prima parte di piazza San Pietro.

Così Papa Leone, pastore grato, quasi commosso per la risposta del suo popolo, prima dell’inizio della preghiera, in un fuori programma, è uscito dalla Basilica per ringraziare e benedire i fedeli, generando tra i presenti in piazza una certa concitazione. Questa è l’immagine che la Chiesa vuole offrire per la costruzione della pace: quella di un popolo capace di convocarsi, raccogliersi, abitare situazioni complesse, dolorose, delicate. Del resto, lo ha detto lo stesso Leone durante la sua riflessione: la preghiera è «la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte».

In Basilica come in piazza, a Roma come nelle tantissime diocesi che hanno accolto l’invito del papa a pregare in ogni Chiesa particolare, c’eravamo tutti: fedeli e presbiteri, cardinali e monache, professioniste e operai, diplomatici e cittadine. C’erano soprattutto i volti di una Chiesa universale, resa evidente anche dalle diverse provenienze di coloro che accendevano la candela davanti alla Madonna prima di ogni mistero del Santo Rosario: provenienti dall'oriente e dall'occidente, dal settentrione e dal meridione, una comunità composta da adulti, bambini, ragazzi e giovani, un popolo intero che è stanco della guerra e desidera impegnarsi per pace. Una varietà così ampia da rendere chiaro ciò che papa Leone XIV, nella riflessione conclusiva, ha espresso a voce alta: «basta, una briciola di fede, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest’ora drammatica della storia».


Il podcast de il Chiostro condotto da Giuseppe Notarstefano



Nel cuore di ogni uomo si annida il desiderio della pace, continua a ricordare Leone fin dall’inizio del suo pontificato ricordando i tanti conflitti che, anziché diminuire, sembrano crescere continuamente. Perché «La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina». Ed è proprio quel desiderio di pace, che abita il cuore dell’uomo e risuona nel cuore di Dio, a invitarci a trasformare la preghiera in azione e impegno. Ci invita a continuare a chiedere ai nostri governanti un impegno serio per la pace. Domandiamo che a Cuba e in Venezuela il diritto internazionale sia rispettato e che l’ingiustizia non venga contrastata con la sopraffazione mossa da interesse economico; chiediamo la pace in Ucraina, nel conflitto causato dall’aggressione russa; invochiamo la pace in Libano, Palestina e Israele, affinché la spirale di morte che continua fin dalla fine del secondo conflitto mondiale possa cessare; supplichiamo la pace in Sudan, dove la guerra civile per il controllo del potere e delle risorse continua a mietere vittime tra la popolazione; reclamiamo che il popolo iraniano possa esprimersi e autodeterminarsi nella libertà, senza che si ceda alla logica della forza militare e della sopraffazione; supplichiamo il Signore affinché le nostre coscienze non si lascino assuefare dal male ma restino vigili e continuino a farsi carico della richiesta di pace e giustizia! Infatti, «abbiamo bisogno – ha detto sempre papa Leone XIV – di non farci travolgere dall’accelerazione di un mondo che non sa cosa rincorre, per tornare a servire il ritmo della vita, l’armonia della creazione, e curarne le ferite».

È dall’impegno a pregare per la pace, allora, – un impegno che necessariamente deve rafforzarsi e diventare costante – che ciascuno di noi è chiamato a costruire la pace nella propria quotidianità, accettando la fatica di chi sa di non potersi permettere la neutralità, ma è chiamato a essere forza di mediazione, ascolto e dialogo, al servizio della vita. «Non venga meno l’attenzione della comunità internazionale verso il dramma di questa guerra» ha detto il papa al Regina Coeli di domenica. A questo invito ci vogliamo associare, appellandoci anche alle nostre coscienze per tenere viva l’attenzione e la richiesta a un impegno concreto per la fine di ogni conflitto.

Già, vogliamo dire con papa Leone che la «vera forza si manifesta nel servire la vita» e che proprio questa forza è troppo spesso assente tra i potenti della terra, ma anche nelle nostre vite quotidiane. Ciascuno di noi si impegni a rendere ogni comunità sempre più “casa della pace”: per farlo, occorre partire dai nostri cuori, che attraverso la preghiera devono essere purificati da ogni residuo di violenza, perché «ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace».