Inutile mentire, le “risposte nette” piacciono a tutti, da sempre. Era il 1905 quando papa Pio X organizzò un intero catechismo, detto Maggiore, articolato in brevi domande precise con risposte ineludibili a proposito delle verità ultime:
“Chi è Dio?”. “Dio è l’essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra”. Le sentenze certificate ci fanno tirare un sospiro, ci permettono di sostare dentro un limite, e questa inclinazione umana alla stabilità, secondo qualcuno, è proprio l'indizio più chiaro che siamo in cammino verso un compimento.
Il paradosso del catechismo di Pio X è che persino un esperimento così pragmatico custodiva qualcosa che necessariamente sfuggiva alle definizioni ufficiali, perchè il motore che dava senso a tutto il sistema restava una grande intuizione inattingibile: possiamo figurarci Dio quanto vogliamo ma, interamente, “ne godremo poi nell’altra vita” (citando in modo imperfetto lo stesso documento).
Probabilmente proprio “l’incertezza della fede”, con tutta la sua scandalosa inattualità, è oggi il nostro marchio di distinzione più prezioso. Qualcuno si definisce cristiano perché è “buono”, o “morale”, o “frugale”, eppure tanti esseri umani non interessati alla trascendenza lo sono meglio. L’uomo che crede ha invece un tesoro integralmente originale: sa interpretare la mancanza come occasione.
Le più geniali invenzioni recenti collaborano per appianare la nostra incompiutezza: si è trovata una soluzione alla distanza (parlare al telefono), all’oblio (fotografare), al desiderio (ordinare su Amazon), al mistero (googlare). L’intelligenza artificiale sta superando un’altra soglia: garantisce una presenza.
Questi stratagemmi sono certamente comodi e da non demonizzare, ma ogni volta che ci fanno il favore di suturare una ferita, cicatrizzano anche un po’ di quello squarcio da cui respira l’universo. Fingere di non essere sparpagliati, dimenticati, affamati, insensati, abbandonati è un esercizio pericoloso. Perché è in quella frammentazione che gli esseri umani hanno sempre percepito una vocazione a superarsi.
L’accompagnamento dei ragazzi nell’epoca attuale può finalmente appaltare agli algoritmi le teorie inoppugnabili e dedicarsi con passione rinnovata all’esplorazione della parte cedevole dell’animo umano, armandosi di curiosità e frontalino (può far buio, tante volte, nel cuore. In quei momenti le risposte compiute fanno fatica a filtrare). È un settore che alle big tech interessa meno perché muove da un principio che per un calcolo probabilistico risulterà sempre paradossale: dentro la morte c’è la risurrezione.