La recente cronaca ci consegna l’ennesimo episodio di femminicidio in cui, alla già tragica e lacerante perdita della mamma, al bambino della coppia non restano nemmeno i nonni paterni, sovrastati dalla vergogna di una gogna mediatica che li fa sentire falliti nella loro esperienza genitoriale.
Allora l’imperativo “Prima i bambini!” che dà il titolo alla 48° Giornata nazionale per la Vita è un’esclamazione tutt’altro che retorica, ma che entra invece appieno nelle fibre più intime della nostra quotidianità, segnata dall’inverno demografico di una società che “smarrisce il senso della generatività, servendosi dei figli invece di servirli e donare loro la vita”.
Il Messaggio che i Vescovi ci consegnano in questa giornata, nata nel confronto attorno alla legge sull’aborto nel 1978, ci invita ad allargare lo sguardo sulle ancora molte violenze, guerre, abusi, sfruttamenti, abbondoni o indifferenze che toccano la vita dei bambini. Nel modo in cui li accogliamo o li respingiamo si misura la qualità morale di una società, la sua capacità di generare futuro, di vivere la solidarietà e di credere ancora nella speranza.
Partire dai piccoli, che con la loro semplicità e fiducia ci ricordano l’origine di ogni dono e la verità dell’amore gratuito, vuol dire restituire alla vita il suo volto più concreto e fragile: tutto ciò diventa la scelta di una prospettiva da cui guardare il mondo, significa assumere questo come criterio di discernimento per la Chiesa e per la società. E su questo, prima di altri, è esortato lo stesso tessuto ecclesiale: “anche le comunità cristiane devono crescere nella cura dei bambini, non solo proseguendo nell’impegno per estirpare e prevenire l’odiosa pratica degli abusi, ma divenendo “casa accogliente” per loro nelle celebrazioni liturgiche, nelle attenzioni alle varie povertà che li colpiscono, nell’adozione di modalità adeguate alla loro età per l’annuncio della fede e nelle occasioni di vita comunitaria”. E, aggiungiamo, dovremmo fare qualche passo in più perché il protagonismo dei ragazzi all’interno della comunità sia vissuto nella loro piena partecipazione come membra vive del popolo di Dio, senza scadere in modalità esclusivamente esteriori e formali. I bambini ci ricordano che la fecondità missionaria della Chiesa ha la sua radice vivificante non nei mezzi e nei meriti umani, ma nel dono assolutamente gratuito di Dio. (cfr. Christifideles Laici, 47)
Prima i piccoli è dunque un appello ad operare un’autentica conversione, compiuta nel ritorno e nel cambiamento. Da una parte il ritorno alla cultura della vita, intrisa di servizio nella gioia verso la vita nascente e la cura dei piccoli. Dall’altra l’abbandono di una logica individualistica ed indifferente per un cambiamento sincero che sa farsi dono e responsabilità.