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Per una scelta educativa fedele: accompagnare nei passaggi di vita

Abitare il cambiamento senza attraversarlo da soli
29/01/2026 di Francesco Carrozzo Silvia Marin | No comments yet
«Porte aperte davanti ad altre porte aperte»: la poetessa rumena Nina Cassian immagina così l’esistenza, come una continuità di porte, di fasi che aprono altre fasi, di passaggi interiori ed esteriori che tratteggiano il cammino degli uomini e delle donne di ogni tempo. Sono porte dichiaratamente aperte che non ostacolano né sbarrano l’incedere, ma espongono la vita alle sue (infinite) possibilità.

Una metafora che parla di continui attraversamenti: così è la storia di ciascuno di noi, intessuta di passaggi  attesi, imprevisti, generativi, faticosi. Crescere, o più semplicemente vivere, significa attraversare soglie che ci trasformano: diventare studenti, lavoratori, pensionati, approfondire o concludere relazioni significative, affrontare la fragilità della malattia o il dolore della morte, vivere il cambiamento dovuto ad un trasferimento o all’inizio in una nuova scuola. I passaggi di vita, tuttavia, non sono solo quelli che percepiamo come tali, ma anche quelli che scopriamo essere stati dei passaggi solo dopo averli vissuti. Ci sfidano, perché ci impongono di uscire dalla routine degli incontri, delle relazioni, di quanto già conosciamo; e ci ridefiniscono, ci chiedono di riconsiderare qualcosa di noi e della nostra identità. Ci consegnano non i “soliti compiti”, ma dei compiti inediti, in cui capire qual è il bene che ci è chiesto. A sottolinearlo è Pierpaolo Triani, docente di Pedagogia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e membro della Presidenza del Cammino Sinodale delle Chiese che sono in Italia, e aggiunge: «Possiamo affrontarli standoci dentro con attenzione: non perdendo di vista le nostre risorse personali e i legami fondamentali che ci sostengono».

In misure e forme diverse, ogni passaggio porta con sé uno sconvolgimento emotivo, cognitivo e affettivo, ma allo stesso tempo attiva una forza di crescita che accompagna l’intera esistenza. Si tratta di transizioni che non coincidono solo con l’età anagrafica, ma toccano in profondità l’identità, le relazioni, la fede. Suor Maria Rosaria Imperatore, suora francescana alcantarina che accompagna quotidianamente giovani in ricerca e in discernimento, riconosce che «possiamo accogliere o subire i passaggi». Spesso c’è una grande paura dei passaggi: siamo abituati a pianificare tutto, a mettere il navigatore per andare dappertutto. Ma quando la vita ci affronta, non c’è navigatore che tenga. Ogni cambiamento è un’uscita da sé, conduce a lasciare una certezza per un’incertezza. Nei passaggi, tuttavia, è chiesto a «ciascuno secondo le sue capacità» (Mt 25), in cui capacità non è competenza, ma è lo spazio per accogliere qualcosa che ci viene donato. Dopo un passaggio c’è un di più che prima non c’era, una capienza che prima non avevamo. Serve fiducia, però, perché ci sono domande da attraversare in solitaria; e qui interviene la fede. La fede è la certezza che non attraversi da solo la morte, il dolore, il nonsenso. Ma anche la fede si muove con noi e cambia: cambia linguaggio, forma, a volte abbiamo l’impressione che parli alla vita, altre volte che rimanga in silenzio.

Come educatori ed educatrici di Azione Cattolica, allora, sentiamo di dover assumere uno sguardo che non si limiti a osservare da fuori chi ci è affidato, ma che sceglie di stare accanto alle persone per custodirle in questi passaggi profondamente umani. Dentro questo dinamismo si colloca la responsabilità della comunità educante, ecclesiale e associativa in particolare. In che modo accompagnare nei passaggi, insieme? Restando, prima di tutto, un’associazione di nomi propri, che vede i volti e le singole storie. Prendendoci cura delle competenze di ciascuno, ma soprattutto inviandole a chi ne ha bisogno. Scegliendo di rimanere, quando tutti gli altri se ne vanno; nonostante tutto, senza aspettative e senza pretendere che l’altro diventi quello che vogliamo. Camminando, ciascuno nelle proprie scarpe, per essere adulti autentici e cristiani autentici. Dando, infine, il coraggio.

Accompagnare nei passaggi di vita, così, si fa esercizio di umiltà e di allargamento della propria capacità, come un compasso che si prepara a tracciare un cerchio più grande sul foglio. È un allargamento necessario a quell’ospitalità linguistica che permette all’altro di dare voce alla sua lingua interiore sentendosi accolto e riconosciuto.

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