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Per una nuova cittadinanza nell’era dell’algoritmo

Il rischio di una “post-democrazia” dove i dati contano più della realtà e la necessità di non delegare le scelte etiche agli algoritmi. Un saggio di Notarstefano e Mazzitelli su La Società
16/04/2026 di Antonio Martino

In un’epoca segnata dall’immersione pervasiva nell’“infosfera” - termine introdotto dal sociologo Alvin Toffler e che indica quell’oceano di dati, immagini e frammenti digitali descritto da studiosi come Luciano Floridi e Byung-Chul Han - la nostra democrazia si trova a un bivio. Non è solo una questione di bit, ma di libertà. Il saggio di Andrea Mazzitelli (Università Mercatorum) e Giuseppe Notarstefano (Università LUMSA), pubblicato su La Società (N. 4-2025 - qui il pdf del saggio), ci interroga su un punto nodale: come può il cittadino restare tale, e non trasformarsi in mero ingranaggio, di fronte alla potenza dell’Intelligenza Artificiale (IA) e alla frammentazione dell’informazione?

Oggi gli Istituti Nazionali di Statistica (NSO), come la nostra Istat, affrontano sfide inedite. Devono restare rilevanti in un mondo inquinato da dati di scarsa qualità e, in alcuni contesti globali, difendere la propria indipendenza dalle pressioni del potere politico. Eppure, la statistica ufficiale rimane un baluardo: essa non è un semplice elenco di numeri, ma un “bene pubblico” paragonabile all’accesso all’acqua o all’energia. È la bussola necessaria per il fact checking e per la valutazione delle politiche pubbliche in uno scenario dominato da conflitti e post-democrazia.

La differenza tra “dato” e “statistica ufficiale” è sostanziale fanno notare Mazzitelli e Notarstefano. Se il primo può essere qualsiasi informazione grezza, la seconda è un sottoinsieme certificato, costruito su metodologie scientifiche e rigorosi codici etici internazionali. La qualità statistica non è un concetto vago: si poggia su pilastri come rilevanza, accuratezza, tempestività e trasparenza. Senza questi standard, il rischio è quello di scivolare in un “nuovo empirismo” guidato esclusivamente dagli algoritmi, dove si analizzano le correlazioni ma si perde di vista la causalità e, soprattutto, l’umano.

L’Intelligenza Artificiale entra in questo scenario con una doppia faccia. Da un lato, offre agli istituti di statistica opportunità straordinarie: permette di gestire moli enormi di dati (Big Data) con tempi e costi ridotti, garantendo una granularità di informazione prima impensabile. Basti pensare alle “Smart Statistics” o all’uso di dati provenienti da sensori per monitorare l’ambiente o l’agricoltura.

Dall’altro lato, emerge il problema dell’opacità. Molti algoritmi di IA generativa sono “scatole nere”: performanti ma privi di quella trasparenza metodologica che è il cuore della democrazia. C’è poi il tema dei “dati sintetici”, creati artificialmente per proteggere la privacy: un’innovazione utile, ma che richiede un controllo etico rigoroso per evitare che la rappresentazione digitale si allontani troppo dalla realtà vissuta dalle persone.

Un passaggio cruciale dell’analisi di Mazzitelli e Notarstefano riguarda il divario tra realtà e percezione. In Italia, più che altrove, i cittadini tendono a sovrastimare i fenomeni sociali (come l’immigrazione o la disoccupazione), spesso influenzati da una comunicazione mediatica allarmistica. Se una persona sa riconoscere una mela marcia in un cesto, fatica a interpretare correttamente una tabella macroeconomica se non possiede gli strumenti culturali per farlo.

Qui si gioca la partita della “cittadinanza digitale”. Non basta essere connessi; occorre essere consapevoli. La società civile ha un ruolo fondamentale nel non delegare totalmente le scelte morali alla macchina. È necessario un “piano di formazione” alla cultura statistica che parta dalle scuole, per rendere i cittadini capaci di selezionare le fonti e di distinguere il rumore informativo dalla verità dei fatti.

In conclusione, per Mazzitelli e Notarstefano, il futuro delle statistiche ufficiali e della democrazia dipenderà dalla capacità di integrare l’innovazione tecnologica con la responsabilità civile. Le istituzioni devono farsi “prossime” ai bisogni informativi delle persone, non limitandosi a produrre dati, ma comunicandone il valore come strumento di libertà. Nell’era dell’IA, la dignità della persona si tutela anche attraverso un uso critico dei dati. Solo così potremo evitare che l’infosfera diventi una prigione invisibile e trasformarla, invece, in un terreno fertile per una democrazia matura, responsabile e autenticamente partecipata.



Il prossimo 21 aprile 2026, a Roma presso l’Istituto Luigi Sturzo, dibattito in occasione della presentazione del N. 4 -2025 della rivista La Società. Il programma