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Olimpiadi d’inverno, una sfida che va oltre lo sport

La diocesi di Milano accompagna Milano-Cortina 2026 con il programma “Sport for each other”
08/02/2026 di Fabio Pizzul
shutterstock AI

In queste settimane saremo tutti coinvolti dal racconto sportivo delle olimpiadi invernali MilanoCortina2026, ma dietro le imprese degli atleti olimpici e paralimpici c’è molto di più.
C’è il lavoro, durato anni, per organizzare una kermesse che coinvolge migliaia di atleti, tecnici e accompagnatori, provenienti da 92 paesi dei 5 continenti. C’è il lavoro di chi ha costruito le nuove infrastrutture di collegamento, non tutte finite, secondo una triste e collaudata tradizione italiana. C’è l’impegno di 18000 volontari, che hanno dato la loro disponibilità per assicurare accoglienza e organizzazione. C’è l’impegno di una comunità, come quella ambrosiana, che non si è mai tirata indietro rispetto a sfide importanti, trasformando Milano in una città davvero internazionale.

Le olimpiadi, ha ricordato a più riprese il Presidente della Repubblica, sono anche una straordinaria occasione per testimoniare fraternità nella lealtà della competizione con altri. Quello olimpico, ha sottolineato Mattarella intervenendo nei giorni scorsi al Teatro alla Scala per l’inaugurazione della sessione del Comitato Olimpico Internazionale, “è il contrario di un mondo dove prevalgono barriere e incomunicabilità. Si contrappone alla violenza che, da chiunque praticata, genera altra violenza, calpesta la dignità umana, opprime i popoli e ne fa arretrare la qualità di vita”. Il Presidente ha chiesto “con ostinata determinazione che la tregua olimpica venga ovunque rispettata. Che la forza disarmata dello sport faccia tacere le armi”, ben sapendo che sarà un appello destinato a cadere nel vuoto, ma nella convinzione che, come diceva Martin Luther King, che tutti noi “dobbiamo essere la pace che desideriamo vedere nel mondo”.

Nelle prossime settimane atlete e atleti di tutto il mondo si sfideranno su neve e ghiaccio, ma la competizione per le medaglie olimpiche e paralimpiche non sarà l’unica sfida che Milano e le altre sedi olimpiche proporranno. Lo ha ricordato l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, nel suo messaggio al mondo dello sport alla vigilia di MilanoCortina2026.
Delpini ha sottolinato come molti siano giustamente convinti che si potrà dire di aver vinto le olimpiadi se tutto funzionerà a dovere, se le spese verranno coperte, se i ricavi saranno incoraggianti, se guadagneranno albergatori e ristoranti, se i nostri atleti andranno a medaglia. 
Ma l’Arcivescovo ha ricordato agli sportivi che “abbiamo bisogno di altre vittorie, ci aspettiamo risultati più duraturi della gloria effimera delle giornate dei giochi”: la vera vittoria sarà quella di dimostrare che lo sport è un bene per tutta la comunità perché può favorire lo sviluppo armonico delle persone e le buone relazioni sociali. “La comunità cristiana – ha continuato mons. Delpini - sente la responsabilità di essere voce critica e lucida denuncia di quelle degenerazioni che rovinano lo sport nel culto idolatrico del successo, del denaro, dell'esibizionismo, della competizione esasperata”.


La diocesi di Milano, in questo senso, non si è tirata indietro e, pur non potendo fregiarsi dei simboli olimpici, riservati a sponsor ed eventi ufficiali, ha dato vita a un ricco palinsesto di iniziative di accompagnamento alle settimane olimpiche.
Lo scorso 29 gennaio la centralissima chiesa di San Babila a Milano ha accolto la croce degli sportivi, benedetta da papa Francesco durante la Gmg di Rio de Janeiro nel 2013. San Babila sarà chiesa olimpica, rimanendo a disposizione di atleti e turisti che vogliano avere un momento di riflessione e preghiera e proponendo messe in diverse lingue.
La chiesa di San Babila sarà solo uno dei luoghi in cui si svolgerà “Sport for each other”, il programma che la diocesi propone in accompagnamento ai giochi, con diversi luoghi e attività ispirate ai valori olimpici e sintetizzati in quattro parole: excellence, friendship, respect e winners. Tre “villaggi dei giochi” in altrettanti oratori del centro della città accoglieranno quasi 13mila giovani da 200 scuole, accompagnati da più di 100 volontari per l’animazione.Non mancheranno percorsi artistici in alcune chiese del centro storico, come Sant’Antonio e Sant’Eufemia, con un vero e proprio itinerario tra le bellezze artistico-religiose della città.

Insomma, giochi olimpici che si svolgeranno nelle venues olimpiche, ma che si diffonderanno in tutta la città di Milano e nei paesi di Bormio, Livigno, Tesero, Anterselva, Predazzo e Cortina.
Perché, per dirla ancora riecheggiando le parole usate dall’Arcivescovo di Milano per presentare “Sport for each other”, si può essere fieri di accogliere le Olimpiadi, ma il contributo più autentico di Milano e Cortina “vuole essere contro la banalità dello sport, quando questo si riduce a prestazione, a competitività esagerata, a business, a idolatria. Contro la banalità noi vorremmo dire che le persone sono fatte non solo di un corpo perfetto e capace di prestazioni eccellenti, ma di un’anima, di una relazione, di una capacità di condivisione, dell’attenzione a che nessuno resti indietro".