In queste settimane saremo tutti coinvolti dal racconto sportivo delle olimpiadi invernali MilanoCortina2026, ma dietro le imprese degli atleti olimpici e paralimpici c’è molto di più.
C’è il lavoro, durato anni, per organizzare una kermesse che coinvolge migliaia di atleti, tecnici e accompagnatori, provenienti da 92 paesi dei 5 continenti. C’è il lavoro di chi ha costruito le nuove infrastrutture di collegamento, non tutte finite, secondo una triste e collaudata tradizione italiana. C’è l’impegno di 18000 volontari, che hanno dato la loro disponibilità per assicurare accoglienza e organizzazione. C’è l’impegno di una comunità, come quella ambrosiana, che non si è mai tirata indietro rispetto a sfide importanti, trasformando Milano in una città davvero internazionale.
Le olimpiadi, ha ricordato a più riprese il Presidente della Repubblica, sono anche una straordinaria occasione per testimoniare fraternità nella lealtà della competizione con altri. Quello olimpico, ha sottolineato Mattarella intervenendo nei giorni scorsi al Teatro alla Scala per l’inaugurazione della sessione del Comitato Olimpico Internazionale, “è il contrario di un mondo dove prevalgono barriere e incomunicabilità. Si contrappone alla violenza che, da chiunque praticata, genera altra violenza, calpesta la dignità umana, opprime i popoli e ne fa arretrare la qualità di vita”. Il Presidente ha chiesto “con ostinata determinazione che la tregua olimpica venga ovunque rispettata. Che la forza disarmata dello sport faccia tacere le armi”, ben sapendo che sarà un appello destinato a cadere nel vuoto, ma nella convinzione che, come diceva Martin Luther King, che tutti noi “dobbiamo essere la pace che desideriamo vedere nel mondo”.
Nelle prossime settimane atlete e atleti di tutto il mondo si sfideranno su neve e ghiaccio, ma la competizione per le medaglie olimpiche e paralimpiche non sarà l’unica sfida che Milano e le altre sedi olimpiche proporranno. Lo ha ricordato l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, nel suo messaggio al mondo dello sport alla vigilia di MilanoCortina2026.
Delpini ha sottolinato come molti siano giustamente convinti che si potrà dire di aver vinto le olimpiadi se tutto funzionerà a dovere, se le spese verranno coperte, se i ricavi saranno incoraggianti, se guadagneranno albergatori e ristoranti, se i nostri atleti andranno a medaglia.
Ma l’Arcivescovo ha ricordato agli sportivi che “abbiamo bisogno di altre vittorie, ci aspettiamo risultati più duraturi della gloria effimera delle giornate dei giochi”: la vera vittoria sarà quella di dimostrare che lo sport è un bene per tutta la comunità perché può favorire lo sviluppo armonico delle persone e le buone relazioni sociali. “La comunità cristiana – ha continuato mons. Delpini - sente la responsabilità di essere voce critica e lucida denuncia di quelle degenerazioni che rovinano lo sport nel culto idolatrico del successo, del denaro, dell'esibizionismo, della competizione esasperata”.
La diocesi di Milano, in questo senso, non si è tirata indietro e, pur non potendo fregiarsi dei simboli olimpici, riservati a sponsor ed eventi ufficiali, ha dato vita a un ricco palinsesto di iniziative di accompagnamento alle settimane olimpiche.