“La varietà di ispirazione e di esperienza emersa dai nostri lavori non è da considerare come una ragione di divisione, ma come contributo fecondo che, nella propria maturità storica e nella propria dignità nazionale, gli stati che hanno partecipato a questa conferenza possono e devono dare al progresso dell’umanità.”
Queste parole appartengono ad Aldo Moro, statista e politico democratico-cristiano formatosi in Azione cattolica e nella Fuci e ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978, e furono pronunciate in conclusione al suo intervento alla conferenza di Helsinki , dove veniva firmato uno storico Atto finale dove ben 35 paesi, compresi Stati Uniti, Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche e la quasi totalità dei paesi europei, iniziavano un percorso comune di superamento dei blocchi formatisi dopo il Secondo conflitto bellico e di cooperazione internazionale, rispetto dei confini e degli accordi internazionali e impegno per i diritti umani inviolabili.
Ciò avveniva proprio il primo agosto del 1975. A poco più di mezzo secolo di distanza, ci ritroviamo qui oggi, convinti della validità e della profezia di quel sentiero.
Accomunati dall’ideale di un’Europa unita e coesa e dalla possibilità di un mondo più fraterno edificato dall’incontro tra i popoli, dal dialogo tra le culture e le fedi, dal riconoscimento reciproco tra le persone. Per questo ci siamo dati appuntamento qui, nel cuore del Mediterraneo, al crocevia degli scambi tra Oriente e Occidente, nella città di San Nicola che ha imparato ad accogliere tutti e a costruire la pace nella fatica quotidiana di una convivenza plurale.
Nel suo intervento Aldo Moro parla dell’Europa sempre al plurale e ne parla usando il termine comunità per ricordare alla politica il compito prioritario di essere strumento finalizzato all’edificazione della comunità degli uomini. In tale dinamismo civile e sociale riconosciamo il progetto di Neemia di cui parla papa Leone XIV nella sua “Magnifica Humanitas”: Costruire un mondo in cui tutti possono “fiorire” esige, in terzo luogo, una corresponsabilità coraggiosa. Nessuna mano, da sola, è sufficiente a sostenere il peso delle sfide che attraversano il mondo; e nessuna è così debole da non poter offrire il proprio contributo: «La forza, infatti, si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12,9). A ciascuno il suo tratto di muro (13).
L’Azione cattolica italiana, con umile fierezza e generosità creativa, accoglie questa sfida comune. Venire in questi giorni a Bari con “Orizzonti Mediterranei”, vuol dire per ciascuno di noi, e per noi tutti uniti nella forza del “noi” associativo, un gesto di responsabilità e di impegno quotidiano verso la costruzione della pace attraverso la promozione della cultura dell’ascolto e dell’accoglienza, la cura educativa, il servizio generoso e gratuito alla comunità e al bene di tutti. Vuol dire anche provare ad esercitarci insieme come credenti ad un pensiero complesso, capace di contenere senza averne timore l’insostenibile complessità del mondo, per citare una celebre espressione di Edgar Morin.
Non vogliamo rassegnarci alle semplificazioni che oggi paiono circolare grazie alla rapidità digitale dei social. L’associazione è uno spazio in cui il valore delle connessioni si arricchisce nella promozione di relazioni autentiche e significative.
Queste giornate sono per noi un laboratorio di “pensiero meridiano” - per citare il grande sociologo barese Franco Cassano, in cui assumiamo veramente la prospettiva evangelica di guardare dalla parte dei più vulnerabili e di condividere la postura dei più piccoli.
Il nostro sarà anche un lavoro sinodale e spirituale guidato dal discernimento ecclesiale di chi sa che il Regno di Dio è continuamente all’opera, e che se tanti nostri contemporanei vedono solamente la zizzania che cresce, noi sappiamo che c’è il buon seme che sta germogliando nel campo del mondo.
Non ci arrenderemo alle narrazioni distruttive cariche di odio e al linguaggio violento anticamera di gesti disumani, ai mestatori professionisti che pretendono di dominarci seminando la paura dell’altro e del diverso, ai profeti di sventura che fingono di rimpiangere il passato ma di fatto negano soltanto il futuro e la sua possibilità di conversione, di cambiamento e di trasformazione. Non ci rassegneremo pertanto a immaginare che i conflitti abbiano come unico sbocco la violenza della contrapposizione e della guerra, ma custodiamo il grande sogno della pace che trova alimento nella visione mediterranea che fu anche di Giorgio La Pira.
Per questo abbiamo scelto di darci appuntamento nel cuore della città, in questo teatro meraviglioso in cui possiamo ammirare la bellezza dell’ingegno e della fantasia creativa di ciò che sa fare l’uomo che costruisce la pace nella custodia e nella cura, luogo che ci dice anche della forza della rinascita e della meraviglia dell’azione comune e delle alleanze per il bene di “noi tutti”.
In tale prospettiva di gratitudine e di alleanza, vorrei ringraziare ancora, anche a nome di tutti voi: - il comune di Bari nella persona del sindaco di Bari Vito Leccese, la giunta comune e in particolare l’assessore Paola Romano. - La regione Puglia nella persona del presidente Antonio De Caro, dell’assessore Debora Celiento, del presidente del Consiglio Regionale Matarrelli. - La Fondazione Teatro Petruzzelli per la disponibilità nella persona del presidente il sindaco Vito Leccese e il sovrintendente Nazareno Carusi. - L’arcidiocesi Bari-Bitonto nella persona dell’arcivescovo mons. Satriano e di tutti coloro che hanno collaborato per la buona riuscita di questo evento. - L’Ac Bari Bitonto nella persona della presidente Monica Del Vecchio e dell’assistente unitario don Giosy Mangialardi. - Tutti i sostenitori che hanno permesso di dare corpo a queste giornate.
E permettetemi di ringraziare sin da subito tutto il nostro personale, i collaboratori e i volontari che stanno mostrando il volto di un’associazione che si mette sempre a servizio e che sa accogliere tutti con gioia.
Ringrazio infine anche i relatori della sessione di stamattina, la dottoressa Irene Panozzo, il professor Paolo Maggiolini e il cardinale Fabio Baggio, e ringrazio la moderatrice dell’incontro, la dottoressa Enrica Belli, per aver accolto il nostro invito, e a tutti voi l’augurio di proseguire con interesse e attenzione questa stimolante mattinata e le altre sessioni e gli appuntamenti previsti in questi giorni.
