C’è un modo di raccontare i numeri che parla di tutt’altro che di fredde statistiche. È il modo scelto dall’Azione Cattolica Italiana, che sabato 16 maggio si ritroverà nel Palazzo Arcivescovile di Modena per presentare il suo ottavo Bilancio di Sostenibilità. Non si tratta di un semplice adempimento burocratico, ma di un gesto di trasparenza verso i propri soci e verso il Paese: un "rendere conto" di come sono state spese le energie, i fondi e, soprattutto, il tempo.
Una crescita costante
Il dato che balza subito all’occhio è la vitalità. In un’epoca in cui l’associazionismo spesso fatica, l’AC segna il suo quarto anno consecutivo di crescita, superando la soglia dei 230 mila soci. Se a questi aggiungiamo il mezzo milione di simpatizzanti che frequentano le attività, ci troviamo davanti a un popolo in cammino che non ha smesso di credere nel valore della formazione e del servizio.
Ma la vera cifra impressionante è quella delle 17 milioni di ore donate. È un numero che spaventa per la sua grandezza, eppure è fatto di piccoli gesti quotidiani: i 42 mila educatori che preparano gli incontri per i ragazzi, i 14 mila gruppi che animano le parrocchie, le migliaia di volontari impegnati nei 2.200 campi scuola estivi.
La politica del bene comune
L’articolo che emerge dal Bilancio 2026 (riferito ai dati del 2025) ci dice anche che l’Azione Cattolica non vive chiusa nelle sagrestie. C’è una "fede che si fa cittadinanza" molto concreta: oltre 1.500 soci siedono nei consigli comunali o amministrano le proprie città, portando nelle istituzioni quello spirito di servizio appreso tra le file dell’associazione. È una responsabilità civile che nasce dalla formazione e che diventa cura del territorio.
La "casa della pace"
Ma qual è l’anima di questo nuovo report? Quest’anno l’associazione ha scelto una lente d'ingrandimento particolare: la pace. In un mondo frammentato, la pace per l'AC non è un'utopia da sbandierare, ma un criterio gestionale. Significa gestire le risorse con etica, costruire relazioni che disinneschino i conflitti e accogliere le diversità come una ricchezza.
Come ha sottolineato il presidente nazionale Giuseppe Notarstefano, l’obiettivo è essere una «casa della pace», dove si impara a vivere la fraternità prima ancora di spiegarla. Un concetto che sarà al centro degli interventi di prestigio previsti a Modena, tra cui spiccano quelli del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI, e dell'economista Giulio Guarini.
Oltre il report
In fondo, questo Bilancio è un racconto corale. È la prova che è ancora possibile generare coesione sociale partendo dal basso, puntando sull'educazione e sulla corresponsabilità. L’appuntamento di sabato 16 maggio a Modena — città che quest'anno veste il titolo di capitale del volontariato — non sarà quindi solo una conferenza, ma la celebrazione di una comunità che continua a scommettere sul futuro, con i piedi ben piantati nel presente e il cuore rivolto al bene di tutti.
