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«Stiamo abituandoci alla violenza». Papa
Leone, che di pace parla e testimonia ogni volta che può, ci aiuta a tenere
alta la guardia, a evitare appunto che ci abituiamo alla violenza.
L’aggressione dell’Ucraina, il martirio di Gaza, la guerra Usa-Israele contro
l’Iran e l’intero Medio Oriente in fiamme, lo Yemen e il Sud Sudan martoriati,
il Myanmar, il Tigrai tra Etiopia ed Eritrea, i troppi focolai africani… La guerra non è più solo qualcosa di lontano
e di indistinto, terribile certamente e per cui impegnarsi per farla cessare,
ma sempre più un dato incombente anche sulle nostre vite. E la pace non è una
parola che rischia di rimanere “vuota”, quasi un auspicio e nulla più, ma
davvero una condizione per cui spendere preghiere, energie, passione. Occorre
lavorare per svelenire il clima, per disarmare davvero le parole (quanto ce n’è
bisogno, e quanto troppe volte è solo uno slogan…), per rendere l’aria più
respirabile per tutti e specialmente per i piccoli.
Da pochi giorni è tornata in Italia una delle tante missioni in Ucraina del Mean (il Movimento europeo di azione nonviolenta) e questa volta, andando a Odessa, i circa 150 italiani tra cui una nutrita delegazione dell’Azione Cattolica, non sono mancati purtroppo gli allarmi e gli attacchi dalla Russia di Putin. Ma l’Ucraina è anche sinonimo dei progetti con i giovani, che padre Roman Demush, vice responsabile della pastorale giovanile della Chiesa greco-cattolica ucraina, sta tenacemente portando avanti e che l’associazione, in particolare il settore giovani, sta supportando con grande determinazione.
E poi la Terra Santa, con l’aiuto alla Custodia tramite padre Francesco Ielpo anche attraverso diverse iniziative e il progetto della pace dell’Acr, e la parola data, anche recentemente al convegno di Bari delle presidenze diocesane, al cardinale Pierbattista Pizzaballa.
Ma, ancora, l’impegno dell’Azione cattolica per costruire la pace, dal basso e con tenacia, si esplicita attraverso l’istituto Toniolo e gli appuntamenti dell’8 giugno, anche quello scorso, con il convegno Pax et Bonum e la preghiera all’Ulivo della pace in Vaticano e la proposta del Fiac di Un minuto per la pace nella stessa giornata.
Proprio l’8 è diventato un giorno di pace
per l’associazione: ogni 8 del mese, infatti, proprio grazie all’istituto
Toniolo esce la newsletter Tessere
che, attraverso il nuovo portale della comunicazione Il Chiostro, racconta progetti e dà voce a parole di pace.
E poi tutto l’impegno a gennaio per il Mese della Pace, da ragazze e ragazzi fino agli adulti, con tutta l’associazione impegnata, e naturalmente tutto quello che viene proposto a livello territoriale, nelle diocesi, nelle città, nei paesi. Il tanto che l’Ac propone, le molte alleanze a livello nazionale e nei territori, la presenza quotidiana e paziente di chi si spende gratuitamente per costruire concordia, fiducia.
Una domanda, per finire. Ma quello che proponiamo, la preghiera, le attività, le testimonianze… hanno un impatto concreto e reale? Questa tentazione, quella di pensare che quello che possiamo fare noi non sia mai abbastanza, va rigettata. Tutto quello che proponiamo, tutte le veglie di preghiera, tutte le attività pensate e realizzate da soli o in alleanza con altre realtà, tutti i viaggi che facciamo per incontrare persone che vivono in zone di guerra… Tutto ha un impatto. Tutto concorre a smettere di abituarci alla violenza e a costruire un pezzetto di pace.

