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L’Ac chiama preti e laici a lavorare insieme

La sinodalità, tema caro all’Azione Cattolica, al centro del convegno nazionale degli assistenti.
06/02/2026 di Gianni Di Santo

Questo articolo è stato pubblicato su 

«Papa Leone ci ha detto che l’obbedienza alla chiamata si costruisce ogni giorno. Curate la vostra vita come preti, impariamo a vivere insieme per far stare insieme. Le comunità chiedono, a noi ministri ordinati, di vivere la comunione tornando all’essenziale, facendosi prossimi alle persone per custodire la speranza che prende volto nel servizio umile e concreto. I presbiteri hanno un compito importante e decisivo. E forse dobbiamo capirlo oggi cosa significhi presiedere la comunione e non pensare di essere al centro di tutto. Non è di meno, ma è di più, perché aiutare la comunione è il centro di tutto. Senza primeggiare, i presbiteri devono scoprire con senso di fede i carismi, sia umili che eccelsi, che sotto molteplici forme sono concessi ai laici. Noi siamo chiamati a una vera corresponsabilità che ci libera da una leadership esclusiva». Le parole del presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi – nell’omelia pronunciata nella Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi mercoledì 4 febbraio, in occasione del convegno nazionale degli assistenti regionali, diocesani e parrocchiali di Azione Cattolica, dal titolo “ Voi stessi date loro da mangiare. Assistenti pro-vocati dallo stile sinodale” – mettono subito in luce quello che è il grande compito di tutta la Chiesa italiana, gerarchia, laici, comunità ecclesiali, associazioni e movimenti: la pratica della sinodalità.

D’altronde il Cammino sinodale delle Chiese in Italia ha recentemente approvato il documentoLievito di pace e di speranza, che è stato votato lo scorso ottobre. Un documento dove l’ascolto tra le varie componenti del cattolicesimo italiano ha avuto un impatto notevole. La Chiesa ha ascoltato, si è ascoltata, adesso inizia un nuovo cammino.

E sinodalità è parola cara all’Azione Cattolica italiana. Sinodale è il suo stile, sinodale è la sua postura pastorale e formativa, sinodale è il processo democratico scelto per chi la rappresenta. Una prassi quotidiana. E non è un caso che il contributo che l’associazione ha dato al Cammino sinodale delle Chiese in Italia sia stato, oltre che numerico, anche contenutisticamente valido.

«L’esperienza dell’Ac ci chiede di stare a fianco dei laici per formarci assieme, sostenerci nella comunione fraterna ed essere veri testimoni di Cristo nel mondo. La via maestra è quelladell’educazione e della formazione su cui stiamo investendo molto», riflette il vescovo Claudio Giuliodori, assistente generale dell’Azione Cattolica italiana e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. «Desideriamo interrogarci – riprende – sulle reali possibilità di ripensare la vita e il ministero dei presbiteri in chiave sinodale. È una sfida non semplice che impegna tutti nella riflessione e nella individuazione di nuovi percorsi». Con due tentazioni da evitare, secondo Zuppi. La prima «è la mentalità efficientistica per cui il valore di ciascuno si misura dalle prestazioni, cioè dalle quantità di progetti realizzati». L’altra tentazione «è il quietismo, cioè il ritirarsi in sé stesso edificando la sfida dell’evangelizzazione e assumendo un approccio pigro e disfattista».

Le sfide sono tante, com’è emerso dal convegno svoltosi alla Domus Pacis di Assisi e conclusosi ieri: lo stile della vita personale e il rapporto con il presbiterio, le modalità di relazione con i laici e la condivisione della missione nella vita ordinaria in dialogo con il mondo, la capacità di porre in essere scelte profetiche che siano segno e provocazione per l’intera società. Una sinodalità, dunque, che assume le forme di una vera comunione, partecipazione e missione. Un’esperienza dello stare insieme per affrontare le grandi sfide, ecclesiali e sociali che ci stanno davanti.

Presi d’assalto dalle turbolenze della rete, da una formazione educativa che inizia a scricchiolare da ogni parte, da una liturgia con sempre meno fedeli, e dallo svolgimento di un servizio che spesso sfocia nell’essere amministratori delegati della “parrocchia multiservizi”, gli assistenti di Ac cercano vie nuove. La prima strada chiede se sia possibile promuovere una corresponsabilità differenziata anche alla luce dell’esercizio di autorità e accompagnamento; la seconda, traccia un percorso verso un nuovo modello ecclesiale di parrocchia; la terza, si preoccupa se il presbitero può essere la realtà che aiuta la gestione dei conflitti nella comunità, per superarli. E, infine, la quarta, si domanda in che modo il presbitero può aiutare la comunità cristiana a risolvere i problemi urgenti e stringenti del tempo di oggi attraverso lo stile dell’approfondimento e del discernimento.

Da Assisi, dunque, un’indicazione certa e prioritaria: far sì che davvero la sinodalità sia l’oggi e anche il futuro della Chiesa. Una “sinodalità missionaria” che dica qualcosa alle donne e gli uomini di oggi. Gli assistenti di Ac sono già dentro la storia e la vita delle comunità ecclesiali, e vogliono fare un passo in più. Partecipano alla vita dell’associazione e delle sue articolazioni, contribuiscono ad alimentarne la vita spirituale e il senso apostolico e a promuoverne l’unità. Nel nostro Paese sono circa 6.800. Un numero che racconta una storia di accompagnamento e vicinanza con i gruppi e le persone. «La sinodalità non è solo un percorso, ma uno stile – ha sottolineato Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione Cattolica –. È un accompagnarsi quotidiano nelle reciproche vocazioni tra laici e presbiteri». «Il rischio più grande – ha osservato – è la concentrazione del potere, il “fare da sé”. La Chiesa, invece, vive del lavorare insieme, riconoscendo la ricchezza delle competenze, delle sensibilità e delle ministerialitàdiverse». In questa nuova collaborazione tra laici e gerarchia, ma anche tra associazioni e movimenti, va vista l’alleanza feconda tra Ac e Agesci, che è stata ribadita. Una scelta profetica e un cammino condiviso che ha visto l’elaborazione del documento L’Iniziazione cristiana, e una riflessione sul tema della formazione ( Il profilo vocazionale degli educatori ed educatrici nelle nostre associazioni, in via di approvazione da parte di entrambe le associazioni). I due documenti hanno costituito il contributo che Ac e Agesci hanno offerto al Cammino sinodale. Il mondo ha fame di «pane di pace», ha detto infine Zuppi. E le nostre comunità dovrebbero essere «case di pace, educando ai percorsi della non violenza con iniziative di mediazione dei conflitti locali».