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La "Tina" vagante

L'eredità di Anselmi nel ricordo di Rosy Bindi
11/07/2026 di Isabella Brianza

Ascoltare Rosy Bindi parlare di Tina Anselmi è stato come quando un adulto ti prende per mano e ti indica verso dove guardare. Forse sarebbe ancora più corretto dire a chi guardare, ed in effetti - per chi è impegnato in politica - i contenuti scambiati e lo spirito che si respirava son stati un vero dono, una ventata di aria fresca.

Possiamo definire “intrecciate” le vite di queste due grandi donne, non solo per l’appartenenza ecclesiale e associativa, ma soprattutto per lo stile ed i grandi temi della loro agenda politica.

Alla “serata testimone” promossa il 22 maggio scorso dall’Azione Cattolica diocesana di Torino con il tema “Cambiare il mondo, sperare il Vangelo”, dopo la proiezione di alcuni video e la condivisione delle riflessioni maturate in lavori di gruppo, è stato chiesto a Rosy Bindi di tracciare il profilo della “Tina vagante”, con particolare attenzione alla sua eredità spirituale, culturale e politica.

Nel corso della serata sono emersi numerosi spunti in grado di illuminare, ancor oggi, la vita di ciascuno, al di là dell’impegno politico. Fin dall’impegno per la Resistenza («non ho mai pensato che noi che scegliemmo di batterci contro il nazifascismo fossimo eccezionali», lasciò detto la Anselmi), la Bindi ha raccontato quanto Tina appartenesse a quella schiera di uomini e donne che avevano saputo prepararsi. Si tratta di gente che ha curato la propria interiorità, le proprie radici, il profondo sguardo al Vangelo come cornice all’interno della quale muoversi. Questa preparazione le consentì di capire prontamente da che parte stare, in una Resistenza che pure è stata plurale, con molteplici sensibilità.

Inevitabile, nel dibattito, cercare quali siano oggi i punti di riferimento della nostra stagione. Non solo. Inevitabile chiedersi chi senta ancora, oggi, la responsabilità di voler prepararsi per poter – un domani – avere quella rapidità e naturalezza per poter scegliere dove stare…

Rosy Bindi non ha taciuto nessun aspetto della poliedrica figura dell’Anselmi. Come Prima Ministra donna, nel 1976, Tina ha vissuto un percorso di grande protagonismo nel costruire la solidarietà nazionale, facendo diventare lettera viva i riferimenti della Costituzione. Ha poi promosso la legge 903/1977 sulla parità di trattamento tra uomini e donne sul lavoro (quella che vieta le discriminazioni basate sul sesso nell’accesso a qualsiasi tipo di lavoro, il diritto alla parità salariale, i diritti di congedo e la tutela per maternità e paternità, il divieto di licenziamento per matrimonio o gravidanza), Nel 1978, inoltre, da ministra della Sanità ebbe un ruolo decisivo nella nascita del Servizio Sanitario Nazionale (un ammirato modello sanitario pubblico fondato sui principi di universalità, uguaglianza e tutela della dignità della persona).

È stato giustamente ricordato anche come il testimone per il SSN sia stato ripreso proprio da Rosy Bindi, difendendolo da privatizzazioni, e promuovendo – tra le altre cose – la tutela della salute mentale.

Da qui è scaturita, naturale, una domanda: quale libertà insegniamo e viviamo, oggi, per far diventare la Costituzione un Vangelo civile, una guida per fare politica in maniera laica, al servizio di tutti?

Rosy Bindi ha poi parlato del grande dramma: la nostra assuefazione alla guerra. Abitiamo un’epoca in cui l’umanità sembra arretrare. Eppure, per noi credenti i riferimenti ci sono, i vescovi affermano con chiarezza dove possiamo provare a stare – si pensi alla pedagogia delle Giornate della Pace - eppure talvolta noi cristiani “nel mondo” siamo un po’ timidi.

In particolare, la Bindi ha richiamato la direzione del nostro operato: conosciamo gli ostacoli, certo, ma a noi la possibilità di operare in modo deciso e convinto nella direzione del Vangelo, foss’anche per lo 0,0001 per cento di un risultato, sapremo che avremo inverato quella postura da minoranza, ma riuscendo ad essere fecondi, mischiandoci con gli altri. Politica come servizio, non come dominio!

Ha infine ripercorso la coraggiosissima scelta di Tina di presiedere la commissione di inchiesta sulla P2, affermando con forza come oggi la “mafiosità” sia tutt’altro che scomparsa; anche in questo ambito un impegno condiviso da Rosy Bindi, che tra il 2013 ed il 2018 ha presieduto l’apposita commissione parlamentare, dando impulso ad una riscrittura del codice antimafia, oltre a produrre una serie di relazioni su temi molto scottanti (come, ad esempio, quello relativo al rapporto tra mafie e appalti).

Nelle parole (e nelle ricche testimonianze) di Rosy Bindi Tina Anselmi è apparsa un esempio tuttora vivo, capace di incidere nella storia radicato com’era nella fede, vissuta però da credente laica, in dialogo con tutti, protesa a costruire la città dell’uomo, il cuore e la mente ben radicati nella città di Dio.