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Intervista a Ciafani, presidente di Legambiente

Il punto dopo il summit con 57 Paesi per il Trattato di non proliferazione
16/05/2026 di Flavio Gotta

Dal 26 al 29 Marzo 2026 alla conferenza di Santa Marta per il Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili hanno partecipato 57 Paesi che rappresentano circa 1/3 del Pil mondiale. Per l’Italia c’era una rappresentanza tecnico-diplomatica sostenuta dalla galassia di persone che hanno a cuore il destino del pianeta e delle future generazioni. Con la redazione del Chiostro abbiamo deciso di fare alcune domande a Stefano Ciafani, presidente Nazionale di Legambiente, associazione con la quale condividiamo impegni concreti per la “cura della casa comune”.

Buongiorno Stefano, come valuta la Conferenza di Santa Marta?
E' un’iniziativa importante a prescindere dal numero di adesioni non paragonabile a quelle che si hanno con le COP (Conferenze delle parti delle Nazioni Unite). Purtroppo dagli accordi di Parigi del 2015 non si sono fatti passi in avanti mentre la crisi climatica ne ha fatti molti, l’immobilismo ha condizionato le COP e a Santa Marta questo gruppo di paesi ambiziosi sta tirando la volata per permettere anche ad altri di fare altrettanto. Nella lotta alla crisi climatica il fattore tempo è decisivo, se ci allontaniamo dai combustibili fossili in 25 anni o in 150 cambia il risultato.
Di rilievo anche il metodo: insieme provare a sbloccare la situazione e offrire una linea percorribile. Anche i paesi petroliferi sanno che si deve uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili, il nodo è come e quando. Il multilateralismo -che purtroppo non va di moda- è necessario per fare presto e raggiungere un risultato concreto. Santa Marta è per camminare insieme, non è contro le COP o in alternativa, ma vuole essere un aiuto.

Su cosa puntare per raggiungere la non proliferazione dei combustibili fossili?
Oltre a porre attenzione alle tabelle di marcia di cui abbiamo già parlato, ci sono una serie di indicazioni fondamentali scaturite dal lavoro a Santa Marta1. Le parole d’ordine sono: superare l’uso del petrolio nella filiera dei trasporti, superare l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica e per la produzione di acciaio e per riscaldarsi, superare l’uso del gas per riscaldare gli edifici e per i cicli produttivi.
Ovviamente non si può con uno schiocco di dita cambiare un sistema consolidato da 250 anni e il percorso sarà diverso per i paesi industrializzati, quelli emergenti e quelli in via di sviluppo, ma è da affrontare.

La sensazione di essere pochi e poco significativi ci fa pensare che non riusciremo a mettere in atto azioni incisive, forse Santa Marta non basta
Non è vero che non si è mosso nulla, la Germania per esempio, che è il principale consumatore di energia elettrica d’Europa, ha mantenuto con i governi di diverso colore che si sono succeduti, l’obiettivo deciso all’epoca Merkel di arrivare nel 2035 al 100% di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico, idroelettrico e geotermico). Una scelta strategica, con una tabella di marcia chiara e rispettata per liberarsi dalla dipendenza energetica da altri paesi. Oggi in Italia siamo al 40% da fonti rinnovabili, la Germania è quasi al 60%.
Dai tempi delle olimpiadi di Pechino (2008) sono rimaste iconiche le immagini anche in tv con la nube di smog che permeava le città oscurando la luce del sole tanto da essere intervenuti con misure straordinarie e drastiche per attenuare l’oscurità, oggi quella nube non c’è più. Santa Marta ci dà l’occasione per uscire dalla comunicazione mainstream per dire altro, per far venire a galla dati e idee che sono il futuro e che il potere legato alle fonti fossili cerca di zittire

Quindi i dati dicono qualcosa di diverso da quello che ci raccontiamo al bar?
Sì! Per esempio l’Italia aveva deciso di smantellare tutte le centrali a carbone entro il 2026 e adesso il termine è stato spostato al 2038 ma con quelle centrali produciamo solo l’1% del fabbisogno energetico; perché prorogare contribuendo a emettere ancora gas serra che condizionano il clima oltre ogni aspettativa degli scienziati?
Oppure i dati ufficiali di IRENA (Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili)2 che ha sede ad Abu Dhabi, dicono che l’85% degli investimenti mondiali per impianti di produzione di energia elettrica sono per le rinnovabili e solo il 15% sono per impianti a fonti fossili e nucleare.
Oppure il fatto che metà degli investimenti appena citati sono stati fatti in Cina che se da un lato ha superato da qualche hanno il primato degli USA in termini di emissioni di gas serra, dall’altro sono 15 anni che è il principale investitore mondiale in fonti rinnovabili.
Negli USA di Trump l’anno scorso il 92% degli investimenti delle aziende energetiche americane sono stati per fotovoltaico, accumuli elettrochimici ed eolico, solo l’8% per impianti a gas, 0% nel nucleare (dati della Solar energy Industrial Association)3.
I dati degli investimenti dicono che la rivoluzione sperata sta avvenendo.

Quindi la corsa al petrolio a cui assistiamo è una sorta di colpo di coda di chi non vuole passare la mano?
Le aziende americane investono nelle rinnovabili perché costano di meno, siamo in un momento di svolta e il vecchio modello economico sta scatenando l’inferno per cercare di fermare questo processo, sia con manipolazione mediatica che con i conflitti sul terreno ahimé devastanti.
In Italia con il dibattito sul nucleare stiamo facendo una seduta spiritica: attorno a un tavolo cerchiamo di parlare con un morto. Sempre nell’ultimo rapporto di ottobre di IRENA ci sono i dati di quanto costava l’energia elettrica nel 2024 e quanto costerà nel 2035 e nel 2050: già oggi i costi dell’eolico e del fotovoltaico sono minori del nucleare e degli impianti a gas, e nel tempo il nucleare continua ad aumentare mentre le rinnovabili diminuiscono i costi di produzione e se oggi il nucleare dà il 10% di elettricità al mondo in futuro scenderà al 6%. Il nucleare è morto.
Bisogna convincere i paesi emergenti a spostarsi sulle rinnovabili, la Cina lo ha già fatto speriamo che si accodino rapidamente anche Russia, Brasile, India, Sudafrica e dobbiamo offrire la tecnologia ai paesi in via di sviluppo. Questi sono i nodi da affrontare alle prossime COP.

La narrazione dominante ci demoralizza rischiando di farci ammalare di depressione, tanti giovani con ecoansia e una generale paura del futuro che ci attende.
Per quello insisto sul leggere i dati che raccontano anche come in Cina nel 2025 la metà delle auto vendute sono elettriche. Sta avvenendo una rivoluzione nel mondo, al netto della tempesta che stiamo vivendo, l’economia mondiale sta andando in una direzione diversa da quella che ci raccontano. Come nel film The Truman show con Jim Carry, quando il protagonista intuisce che sta vivendo in un reality e vuole uscire dal mega studio televisivo prendendo una barchetta per capire se oltre il mare c’è qualcosa, il registra dello show muovendo la telecamera simula acque agitate e crea la tempesta in maniera artificiale, fa affondare la nave e rischia di far affogare il protagonista. Il vecchio modello economico è come il regista del Truman show: sta agitando la telecamera per fermare questa corsa verso la liberazione dalle fonti fossili. Bisogna tener duro, andare avanti, la diplomazia internazionale ci può aiutare ad essere più veloci, speriamo con le prossime COP e Santa Marta.



P.s. Al termine dell’intervista ringrazio l’Azione Cattolica per questo servizio che mi ha chiesto di fare, ringrazio Legambiente e Stefano Ciafani per la disponibilità, ringrazio perché questo dialogo mi ha regalato speranza e gioia, ringrazio perché qualcuno studia e con competenza regala informazioni che aiutano a vedere con maggior lucidità il contesto che viviamo… ringrazio chi ha aperto la finestra a Santa Marta e ringrazio il Vangelo che è buona notizia per il nostro oggi e ci sostiene in questo moderno Esodo verso la Terra promessa, col sole e l’acqua da preservare e gustare.
Il prossimo appuntamento sarà con la COP a novembre in Turchia e poi la seconda “Santa Marta” nel 2027 a Tuvalu (stato insulare polinesiano nel Pacifico) con pre-conferenza in Irlanda, per fare altri passi e non perdere tempo prezioso. La direzione la sappiamo, non rimane che camminare insieme!




1 https://transitionawayconference.com/s/TAFF-Conference_Co-host-Takeaways_DEF.pdf
2 https://www.irena.org/Publications/2025/Mar/Renewable-capacity-statistics-2025
3 https://seia.org/research-resources/solar-market-insight-report-2025-year-in-review