Il ritiro delle truppe USA dall’Iraq evidenzia la superbia dei leader guerrieri. La violenza delle armi non si può mascherare con aspirazioni etiche false e sconsiderate.
A
fine settembre 2026 le ultime forze armate statunitensi hanno
lasciato l’Iraq. Avevano invaso il paese nel 2003, e eliminato
rapidamente il regime di Saddam Hussein, con due
motivazioni da favola:
annientare le armi di distruzione di massa e costruire una democrazia
rispettosa dei diritti umani. Ambedue le “bandiere etiche”, di
cui andavano fieri sia i capi politici sia le truppe, si rivelarono
poi inesistenti. Ancora una volta, la vecchia propaganda di esportare
la democrazia e lo stato di diritto tramite i bombardamenti
si rivela oggi falsa. Per gli Stati Uniti, la verità imprevista più
amara è che i vari gruppi armati da sconfiggere in Iraq hanno invece
esportato
4400 body
bags,
le salme dei militari USA che hanno perso la vita nella guerra più
assurda della storia recente, che ha raddoppiato il numero delle
vittime in Afghanistan. Lo
schema si ripete, di volta in volta peggiorando notevolmente i
risultati e i costi umani e finanziari (vedi la tabella
statistica).
I
numeri della violenza disumana delle guerre inventate a tavolino
hanno un generatore comune diabolico:
la fiducia asserita e reiterata in una causa “eticamente
onorevole”, per esempio: instaurare la democrazia, liberare le
donne perseguitate da regimi totalitari, obliterare sistemi di
distruzione di massa o religioni radicalizzate che istigano il
terrorismo. Si
tratta di un moderno e fasullo "In
hoc signo vinces":
il mandato "Con questo segno vincerai" ha rappresentato
nella storia un potente catalizzatore per allineare la guerra sancita
dallo Stato o da un leader politico guerriero a un mandato
nobilissimo o addirittura divino, spesso inducendo i leader mondiali
a cadere nella trappola dell’adesione eccessiva all'ideologia.
Attribuito originariamente all'imperatore romano Costantino, prima
della battaglia di Ponte Milvio nel 312 d.C., questo concetto ha
trasformato la guerra da strumento pragmatico di governo in una lotta
cosmica, presentata come scontro tra il bene e il male.Pur
essendo separate da secoli, le guerre di religione antiche e moderne
e gli interventi pro-democratici moderni presentano sorprendenti
analogie strutturali nel modo in cui inducono in errore i leader
(vedi la tabella comparativa).
Quando
si fonde con la missione geopolitica di "instaurare
la democrazia",
questa mentalità ancestrale inganna i leader mondiali guerrieri,
mascherando complesse realtà politiche con un assolutismo morale.
Per i sistemi militari industriali che lucrano dalle guerre, quello
di Costantino è un marketing politico facilissimo, che funziona
sempre.
Anatomia della fiducia mal riposta
Quando i leader credono di combattere sotto un mandato divino o universale, ciò modifica il loro calcolo strategico in tre dimensioni distinte: Questo falso ideologico è frequente in Medio Oriente.
L'illusione della vittoria inevitabile: credere che la storia, Dio o il progresso morale siano dalla propria parte crea un pericoloso punto di vista cieco. I leader spesso danno per scontata la vittoria, il che porta a una pianificazione inadeguata della stabilizzazione e della ricostruzione postbellica.
La cancellazione del contesto locale: le ideologie universaliste, siano esse legate a una specifica fede religiosa o a un particolare modello di democrazia, tendono a considerare tutte le società umane come una tabula rasa. I leader presumono che le popolazioni conquistate abbracceranno naturalmente il nuovo sistema, ignorando le strutture tribali, culturali e storiche profondamente radicate.
L'eliminazione del compromesso: se una guerra viene combattuta "in questo segno" (sotto la bandiera della verità assoluta), l'avversario non è più solo un concorrente geopolitico; diventa un male esistenziale, facile da disumanizzare. Ciò impedisce l'apertura di vie d'uscita diplomatiche, trasformando i conflitti in guerre di logoramento prolungate.
Le
trappole ideologiche di guerre sante e crociate democratiche
Pur
essendo separate da secoli, le guerre di religione antiche e moderne
e gli interventi pro-democratici moderni presentano sorprendenti
analogie strutturali nel modo in cui inducono in errore i leader
(vedi la tabella comparativa).
Spunti
pratici per l'analisi politica
Quando si valutano decisioni di politica estera, sia storiche sia contemporanee, è possibile individuare precocemente la maschera dell'In Hoc Signo Vinces cercando specifici indicatori retorici nei discorsi dei leader. Bisogna prestare attenzione al linguaggio manicheo (che riduce un conflitto alla contrapposizione tra bene assoluto e male assoluto), alle ipotesi teleologiche (che sostengono che la storia o una potenza superiore abbiano già decretato un determinato esito) e alla minimizzazione delle tensioni locali, considerate semplice resistenza al progresso. Spostare l'attenzione da una missione idealizzata alle realtà concrete e storiche della regione bersaglio è il modo principale con cui gli Stati possono evitare questi errori strategici devastanti.
Leone
XIV ha tolto la maschera ai guerrafondai:
durante
l'omelia della Domenica delle Palme (29 marzo 2026) a Milano ha
detto: «Guai a chi cerca di trascinare Dio a prendere parte alle
guerre». Il Pontefice ha ribadito più volte questo concetto nel
corso del suo ministero, pronunciando ulteriori moniti molto netti:
«Mai la guerra è santa, solo la pace è santa, perché voluta da
Dio!» (29 ottobre 2025, alla chiusura dell'incontro "Osare la
pace" con la Comunità di Sant'Egidio al Colosseo).