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Il Triduo Pasquale è la nostra vocazione

02/04/2026 di Oronzo Cosi

Il Giovedì Santo è il giorno in cui Gesù istituisce il sacramento dell’Eucaristia e il sacerdozio ministeriale. Con la celebrazione della Messa in Coena Domini inizia il Triduo Pasquale, che culmina nella Veglia del Sabato Santo: la liturgia della Parola ci invita a riflettere sul gesto compiuto da Gesù nell’ultima cena, la lavanda dei piedi (Gv 13,1-15). Questo gesto è introdotto da alcune parole che indicano l’obiettivo finale della missione di Gesù: «passare da questo mondo al Padre» (v. 1), richiamato nuovamente nel terzo versetto, in cui si dice che Gesù «era venuto da Dio e a Dio ritornava». Dopo aver ricordato questo movimento di ascesa verso il Padre, Giovanni racconta la lavanda dei piedi: Gesù si abbassa e si curva sui piedi degli apostoli, gesto che sarà poi imitato dal sacerdote durante la celebrazione.

Il duplice movimento di ascesa al Padre e di abbassamento, può essere visto come una chiave di lettura del Triduo Pasquale. Nel momento in cui Gesù si accinge a compiere la sua missione, salire al Padre, si abbassa a lavare i piedi degli apostoli, con un gesto di profonda umiltà: l’innalzamento coincide con l’abbassamento. All’epoca lavare i piedi era un gesto di ospitalità, riservato però ai servi, i quali lavavano i piedi dei padroni e degli ospiti, che avevano camminato su strade sporche e polverose. Anche la croce manifesta questa corrispondenza tra innalzamento e umiliazione: quest’ultima raggiunge il culmine nella sepoltura, quando il corpo senza vita di Gesù sarà custodito nella terra, come un seme. L’Eucaristia racchiude questi significati, perché nel pane e nel vino è Gesù stesso che si dona, ma lo fa nella modalità del servizio, dell’abbassamento e dell’umiltà: in questo modo manifesta il suo amore per noi e nello stesso tempo manifesta lo stile che deve caratterizzare quelli che lo seguono e credono in Lui.

Il discepolo fedele, infatti, accoglie l’esempio di Gesù, lasciandosi guidare dalla sua Parola e testimoniandola con spirito di umiltà e servizio, vedendo in questo non qualcosa da cui fuggire, ma ciò che rappresenta il vero e autentico innalzamento, la via che permette di passare da questo mondo al Padre. D’altra parte il Figlio «pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini» (Fil 2,6-7). Gesù insegna l’importanza dell’umiltà e dell’abbassamento anche nel momento in cui racconta la parabola del fariseo e del pubblicano che salgono al tempio a pregare: «Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato» (Lc 18,14). La vita del discepolo, quindi, deve incarnare lo stesso movimento di abbassamento e innalzamento che contraddistingue il cammino del Maestro.

Nell’ultima cena raccontata da Giovanni ci sono altri gesti sui quali vale la pena soffermarsi, due in particolare: Gesù si alzò da tavola e depose le vesti. La tavola è il luogo della convivialità indubbiamente, ma è anche il luogo in cui ci nutriamo e provvediamo al sostentamento del nostro corpo. Gesù si alza da tavola per svolgere un servizio, si stacca cioè dal luogo in cui si provvede al proprio sostentamento, per andare incontro all’altro, per servirlo. Per il discepolo che vuole imitare il Maestro, alzarsi da tavola significa non guardare più solo ed esclusivamente alle proprie esigenze, ma proiettarsi verso l’altro, mettersi al suo servizio. Gesù, inoltre, depone le vesti, cioè l’abito che quotidianamente lo rende visibile agli altri. Per andare incontro all’altro è necessario deporre qualche volta le abitudini di cui ci siamo rivestiti, il nostro modo di pensare e di guardare gli altri, per accoglierli e servirli. Insomma deporre tutto ciò che ci impedisce di assumere la stessa prospettiva di Gesù, quella del servizio e dell’umiltà.

Il Triduo Pasquale, quindi, è il modo attraverso il quale Gesù si incammina verso il compimento della propria vita, che si snoda tra l’innalzamento accanto al Padre e l’abbassamento, l’umiltà, il servizio: ma il Triduo Pasquale è anche la nostra vocazione e ci dice che il compimento della nostra vita passa dall’abbassamento, dall’umiltà e dalla disponibilità a lavarci i piedi gli uni gli altri, perché «chi si umilia sarà esaltato».