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Il tempo presente è un luogo di speranza

“La Bibbia e il giornale” è l’ultima fatica editoriale di Giuseppe Lorizio. Il credente cammina con una mano sulla Bibbia e l’altra sulle pagine del mondo
18/03/2026 di Antonio Martino

Il volume La Bibbia e il giornale. Riflessioni teologiche nel tempo lento e veloce di Giuseppe Lorizio - intellettuale vero, presbitero della diocesi di Roma e amico dell’Ac -, curato da Marco Staffolani, con introduzione di Sergio Gaburro e pubblicato da Marcianum Press (anno 2026, pag. 336), nasce da una domanda semplice ma decisiva: come leggere il tempo presente senza lasciarsi travolgere dalla velocità della cronaca? La raccolta riunisce e rielabora articoli apparsi negli ultimi anni sul quotidiano Avvenire e SettimanaNews, trasformandoli in un percorso unitario che attraversa gli eventi tra il 2019 e il 2025 e li restituisce come occasione di discernimento teologico.

Il libro si colloca in una stagione segnata da un flusso informativo incessante, dove il “giornale” rischia di essere consumato più che compreso. Lorizio propone invece un gesto controcorrente: rallentare. Non per sottrarsi alla storia, ma per abitarla con maggiore profondità. Il suo metodo è sintetizzato nella tensione tra kérygma - il nucleo dell’annuncio cristiano custodito nella Parola di Dio - e kairós, il tempo presente che è sempre propizio e in cui quell’annuncio continua a risuonare.
Il risultato è un esercizio di teologia pubblica che cerca di riconoscere nei fatti della cronaca un possibile “luogo teologico”. Il giornale diventa così una sorta di laboratorio in cui eventi, crisi e trasformazioni culturali vengono interrogati alla luce della Scrittura.

Le pagine affrontano temi diversi: la vita della Chiesa, le tensioni sociali e politiche, il dibattito culturale e filosofico, la pace e la guerra. Tra le figure evocate emerge quella di Benedetto XVI, di cui Lorizio offre un profilo teologico anche a partire dal gesto della rinuncia al pontificato. Non mancano riflessioni su questioni che hanno segnato il nostro tempo: la guerra in Ucraina, le sfide della pace, la memoria del Concilio Vaticano II a sessant’anni dalla sua apertura, o il ricordo del convegno sui “mali di Roma” a cinquant’anni di distanza.

In questi interventi la cronaca non rimane superficie, ma diventa occasione per interrogare il senso della storia. La Bibbia, il libro più antico della tradizione cristiana, viene proposta come chiave interpretativa dell’oggi: non un reperto del passato, ma una parola capace di illuminare le domande contemporanee.

Uno dei meriti del volume sta proprio nel recupero della complessità. Lorizio invita a pensare senza slogan e senza riduzioni ideologiche. La sua scrittura attraversa teologia, filosofia e cultura con uno sguardo capace di collegare i frammenti dispersi dell’attualità.

In questo senso il libro si muove su un doppio registro: da un lato la fedeltà alla tradizione cristiana, dall’altro il dialogo con la polis contemporanea. Il “giornale”, infatti, diventa simbolicamente l’agorà in cui il credente è chiamato a confrontarsi con le domande del mondo.
Il volume si conclude con due appendici che ampliano ulteriormente la prospettiva. La prima riflette sul ruolo dell’università e della trasmissione del sapere, difendendo la relazione tra maestro ed erede in un tempo dominato dall’immediatezza. La seconda affronta il rapporto tra teologia e scienza, un dialogo che l’autore considera imprescindibile per comprendere l’uomo contemporaneo, immerso nei risultati della ricerca scientifica.

Con le sue oltre trecento pagine, La Bibbia e il giornale si propone come un invito alla rilettura: rileggere i fatti, rileggere la storia, rileggere anche il proprio tempo spirituale. La fede, ricorda Lorizio, non vive fuori dalla storia ma dentro di essa.

Per questo l’immagine che riassume il libro è semplice e potente: il credente cammina con una mano sulla Bibbia e l’altra sulle pagine del mondo. Solo così il tempo presente - pur con le sue contraddizioni e accelerazioni - può diventare un luogo di speranza.