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Il tempo di uno sguardo

Il tema di Leone XIV per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali 2027: «Uno sguardo nuovo: prestare attenzione nell’era del clickbait». Una sfida che riguarda i media, ma anche il nostro modo di stare al mondo
06/10/2026 di Antonio Martino

C’è qualcosa di profondamente simbolico in quel piccolo gesto che facciamo decine, forse centinaia di volte al giorno: il dito che scorre sullo schermo e passa oltre. Una notizia, una fotografia, un volto, una guerra, una storia. Un attimo e non ci sono più. Non abbiamo nemmeno deciso davvero di ignorarli. Semplicemente, siamo già altrove.

È da qui che conviene partire per comprendere il tema scelto da Leone XIV per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali che si celebrerà il 9 maggio 2027: «Uno sguardo nuovo: prestare attenzione nell’era del clickbait». Non è soltanto un tema per giornalisti e comunicatori. È una domanda sul nostro modo di abitare la realtà. Il clickbait è infatti soltanto la manifestazione più evidente di un sistema nel quale l’attenzione è diventata una risorsa contesa. Un titolo deve fermarci, un’immagine deve colpirci, una frase deve provocarci. Meglio ancora se riesce a indignarci. L’obiettivo è ottenere quel clic, trattenerci qualche secondo e accompagnarci verso il contenuto successivo.

La questione, però, non riguarda soltanto i titoli ingannevoli. È più profonda: quando ogni contenuto deve conquistare immediatamente il nostro interesse, finiamo per considerare importante soltanto ciò che riesce a farlo. La realtà viene così sottoposta a una sorta di selezione permanente. Vince ciò che sorprende, divide, commuove o scandalizza. Una vicenda complessa deve trovare una formula semplice; una persona rischia di diventare l’etichetta che le abbiamo assegnato; una questione che richiederebbe tempo viene trasformata in una domanda alla quale rispondere con un sì o con un no.

Il risultato è quella «routine di reazioni immediate» - richiamata dalla nota del Dicastero per la Comunicazione che ha annunciato il tema scelto dal Papa -, insieme alla «superficialità delle relazioni» e alla «facilità nell’etichettare e rifiutare gli altri». Abbiamo imparato a commentare prima di leggere, a reagire prima di comprendere, a formarci un’opinione sulla base di frammenti. Il tema scelto da Leone XIV propone di interrompere questo automatismo. E lo fa attraverso un invito semplicissimo: prestare attenzione.

Non è un dettaglio. Prestare attenzione significa offrire qualcosa di proprio. Il tempo, la disponibilità, la pazienza. Significa riconoscere che l’altro merita una parte delle nostre risorse più preziose. «Comunicare non è catturare l’attenzione, e neanche venderla, ma custodirla come risorsa preziosa di relazione», afferma il Dicastero. In questa frase c’è forse il cuore della proposta. Se l’attenzione è una merce, l’altro diventa un potenziale consumatore. Se è invece una forma di cura, l’altro torna a essere una persona.

Il modello indicato è quello di Gesù, «che vide e si lasciò toccare». Non è soltanto un’immagine spirituale. È un criterio per ripensare la comunicazione: davanti a un essere umano non fermarsi alla superficie, non ridurlo a una categoria, lasciare che la sua storia abbia il tempo di raggiungerci. Anche per questo il richiamo all’«igiene dell’attenzione», contenuto nella Magnifica humanitas, assume un significato preciso. Leone XIV parla di silenzio, studio approfondito, lettura e confronto ponderato. Non si tratta di rifiutare la tecnologia, ma di preservare uno spazio di libertà nel quale non siano gli strumenti a stabilire che cosa merita il nostro tempo.

È una questione che riguarda direttamente anche la comunicazione cristiana. Non avrebbe molto senso denunciare la superficialità degli ambienti digitali adottandone poi gli stessi criteri. Anche il messaggio evangelico può essere impoverito se viene comunicato come un contenuto qualsiasi, progettato anzitutto per ottenere visibilità e reazioni.

La sfida è dunque più ambiziosa: restituire profondità alla comunicazione. Raccontare ciò che non entra in una formula, dare voce a chi non dispone di un titolo capace di imporsi, accompagnare il lettore dentro le questioni invece di consegnargliele già confezionate. Non è detto che questo produca più clic. Ma forse è proprio questa la domanda che il tema di Leone XIV ci consegna: dobbiamo misurare il valore di ciò che comunichiamo soltanto dalla quantità di attenzione che riusciamo a ottenere?

In un ambiente nel quale tutti cercano di catturare il nostro interesse, scegliere di meritarselo è già una forma di responsabilità. E forse prestare attenzione significa soprattutto questo: non chiedere subito alla realtà che cosa possa darci, ma concederle il tempo necessario per dirci qualcosa. Il click dura un istante. Comprendere qualcuno o qualcosa richiede molto di più.