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Il settimo sigillo è spezzato nel silenzio

In Francia decine di migliaia di persone chiedono il Battesimo. Fra loro, molti sono giovani, al punto che è stato indetto un concilio regionale della Chiesa francese per analizzare il fenomeno. Interroghiamoci su questa spiritualità che crede in un Dio morto che risorge
27/05/2026 di Michele Martinelli
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I giorni del Triduo pasquale non sono solo il culmine della Quaresima e la festa della Pasqua, ma sono a tutti gli effetti il simbolo del tempo che stiamo attraversando, almeno nella nostra cultura italiana ed europea. Lo spazio e il tempo della morte di Dio nel pensiero comune predominante, per la maggior parte delle donne e degli uomini di oggi per lo meno. In un’indagine, il Pew Research Center ha raccolto che «in tutto il mondo, molte persone stanno abbandonando le religioni della loro infanzia». Ma questo dato persistente è veramente un fenomeno dalla portata irreversibile? Per quanto riguarda l’Italia questo dato si colloca al 24%. Con una crescita esponenziale tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni. È la morte di Dio, o almeno del suo più totale nascondimento. Tuttavia in Francia si stanno registrando segnali interessanti: decine di migliaia di persone che chiedono il Battesimo, e fra questi molti sono giovani, al punto che dalla festa della Trinità 2026 fino all’estate 2027 è stato indetto un concilio regionale della Chiesa francese per analizzare il fenomeno.


Nella narrazione evangelica c’è un particolare curioso nel racconto della sepoltura di Gesù – è la versione di Matteo che lo riporta –: la pietra posta sul sepolcro venne addirittura sigillata e posta sotto sorveglianza, come se si dovesse custodire la preziosità del fatto che quell’uomo – presunto Dio – fosse veramente morto (cfr. Mt 27,66). Potremmo azzardare: finalmente morto negli affetti e negli entusiasmi di un tempo. Non costa eccessiva fatica rintracciare anche oggi i segni di chi vorrebbe custodire, sotto sigillo e vigilanza, la morte di Dio, nelle coscienze delle singole persone, ma anche in chi esercita qualsiasi forma di potere amministrativo o legislativo. Nelle nostre esperienze di vita, abbiamo addirittura chiari i volti di chi vigila sulla morte di Dio e pone i suoi sigilli, basti pensare alla libertà di coscienza minacciata in alcuni ambienti di vita, o in determinati ambiti educativi, accademici e politici: Dio non c’entra, Dio è morto! Ma la mattina di Pasqua scopriamo, insieme alle donne che vanno al sepolcro, che i sigilli di quella pietra, per chi crede, sono stati spezzati. Non certo dall'arroganza di un pensiero che si impone sugli altri e nemmeno da una evidenza che umilia le fatiche legittime e i dubbi personali, ma dalla mitezza di un Agnello immolato. Solo la mitezza ha la forza di spezzare i sigilli. È l’Agnello che spezza i sigilli. Uno dopo l’altro. E quando arriva al settimo sigillo — capitolo VIII di Apocalisse — «si fa silenzio in cielo per circa mezz’ora» (Ap 8,1).

Nell’eco di questa Parola silenziosa pare si debbano raccogliere le testimonianze di molti giovani francesi che durante la veglia pasquale, compiuto il cammino del catecumenato, hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione alla vita cristiana. Tra di essi c’è chi confida di aver messo in discussione la fede e il senso della vita, avvertendo una sorta di inadeguatezza davanti alle principali verità di fede, chi ha vissuto in una famiglia cattolica ma distante dalla pratica religiosa, chi proviene da un’altra esperienza di fede, ma il silenzio provocato dalla morte accidentale di una persona cara o l’esperienza di diventare madre, o la contemplazione della bellezza nell’arte o la condivisione di esperienze di preghiera comunitaria hanno suscitato la scintilla che ha innescato gli interrogativi sulla vita cristiana. I sigilli che attestano la morte di Dio vengono spezzati con delicatezza nell'interiorità dei ragionamenti dell’uomo. E la preoccupazione allarmante di chi predica contro la morte di Dio nella società viene sdrammatizzata dall'oggettività della fede fondata sulla Risurrezione. Il problema è che non ci attrezziamo, come comunità cristiane, ad accogliere la novità di fedi risorte. Perciò se la conversione di migliaia di giovani interroga, la conversione a un’accoglienza agile e libera di centinaia di comunità, non solo francesi, interroga decisamente di più.