Carissimi laici di Ac e assistenti, sono sorpreso e contento di essere qui con voi. Due pensieri.
Il primo me lo suggerisce la Parola di Dio che domenica abbiamo ascoltato nelle nostre assemblee. Il padrone che esce in piazza e chiama gli operai della prima ora fino a quelli dell’undicesima ora e «i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie»: è questa la Parola che consegno in questo cammino insieme e a cui mi affido.
Questa nomina è veramente una grande sorpresa perché rende manifesta una storia che nella mia vita coincide con il dono della fede in Gesù. È anche grazie all’Ac, infatti, che ho cominciato a rispondere al suo amore, ad amare la Chiesa, vista come famiglia e casa, tempo e luogo di relazioni profonde e feconde, che segnano per sempre. Con questa nomina, come in tanti altri momenti della mia vita, qualcuno è uscito e mi ha chiamato per lavorare nella vigna del Signore come operaio, insieme ad altri uomini e donne, che certamente dovranno aver pazienza con me e insegnarmi tante cose. Vi assicuro che non mi lamenterò della fatica e del caldo e che non mi tirerò indietro davanti al nuovo che mi aspetta. Ringrazio S. E. mons. Andrea Andreozzi, vescovo della mia Diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola per la disponibilità e abbraccio fraternamente il Presidente Giuseppe Notarstefano con tutta la Presidenza dell’Azione cattolica, l’Assistente ecclesiastico generale S. E. mons. Claudio Giuliodori con il Collegio assistenti centrale e attraverso di essi tutta l’Associazione.
Il secondo lo prendo da questo tempo della mia vita. Sono stato ordinato prete il 27 settembre di 40 anni fa: porto nel mio cuore il cammino dell’esodo, il pellegrinaggio pasquale che il popolo di Dio nella storia è chiamato a vivere con speranza e fiducia, osando il Vangelo di Gesù. Veramente dobbiamo vederci tutti, proprio tutti immersi nelle gioie e nei dolori, nelle fatiche e nelle speranze di tutta l’umanità che cammina con noi, nessuno escluso. Fratelli e sorelle nella fede per essere amici che gratuitamente hanno ricevuto e gratuitamente danno. Quanta storia, quanti compagni di viaggio di cui abbiamo goduto e godiamo; quanti testimoni hanno arato e poi gettano seme buono, seme valido lungo il cammino. Raccolgo da voi questa chiamata per vivere e condividere il Vangelo di cui la gioia, in questo tempo, è la cifra più importante. Le parole di papa Francesco mi indicano la strada: «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia».