Le prime immagini che ci vengono in mente quando parliamo di povertà
appartengono spesso a contesti di difficoltà economiche estreme, dove non è
possibile assicurare per sé i beni principali per vivere e di conseguenza la propria
sopravvivenza. Sono immagini che solitamente sentiamo lontane da noi,
geograficamente e emotivamente.
Ma analizzare esclusivamente questi contesti diventa riduttivo. Accanto alla povertà
assoluta infatti, è necessario considerare tutti quei contesti di povertà relativa, che
spesso ci trovano incapaci di coglierli del tutto.
Sono situazioni in cui la capacità di sopravvivere non è messa a rischio, ma l’impossibilità di mantenere uno standard di vita pari a quello della propria comunità tende a limitare la qualità della propria vita e l’inclusione sociale. La povertà relativa influisce su tutti gli aspetti della vita di una persona, anche e soprattutto sulla sua istruzione. Per studenti e studentesse significa avere meno possibilità di scelta, meno opportunità di vita e di conseguenza partire sempre un gradino più in basso rispetto a chi si trova in contesti economici diversi. Pur frequentando regolarmente le lezioni, per molti diventa difficile raggiungere gli obiettivi di apprendimento fissati e le competenze minime di base a causa dell’accesso ridotto a contenuti culturali come libri, film, teatro o ad attività extrascolastiche, che fungerebbero altrimenti da stimolo cognitivo.
Non è un caso perciò che la povertà influenzi particolarmente la dispersione scolastica, sia implicita che esplicita. Spesso infatti i costi per i libri, i trasporti e le attività extrascolastiche possono diventare spese extra insostenibili e si tende ad interrompere gli studi per cercare un lavoro precoce, che sia una fonte di guadagno a sostegno della propria famiglia. Per questo motivo durante la Scuola di Formazione per Studenti ci siamo interrogati su quanto le condizioni economiche e sociali di partenza influenzassero le nostre scelte di vita. Attraverso un gioco di ruolo, abbiamo riflettuto sull’impossibilità di cogliere alcune opportunità, pur mettendo in atto tutte le strategie possibili, a causa delle condizioni economiche con cui ognuno ha preso parte al gioco. Ci chiediamo quindi se sia vero il mito del “se vuoi, puoi”, dell’uomo artefice del proprio destino, che si realizza ed ha successo solo grazie alla sua forza di volontà, perché la realtà dei fatti ci appare molto più complessa. L'impegno e la motivazione sono infatti fondamentali per il nostro percorso scolastico, ma crediamo necessario considerare il contesto di partenza di ognuno per contribuire alla nascita di ambienti di crescita inclusivi.
Eppure proprio da qui può nascere qualcosa di diverso dalla rassegnazione: se il punto di partenza non dipende solo dalla volontà del singolo, costruire condizioni più giuste diventa una responsabilità condivisa. Non si tratta di assistenzialismo, ma di bene comune: lavorare perché le opportunità culturali ed educative smettano di essere un privilegio e diventino patrimonio di tutti, terreno comune su cui l’impegno di ciascuno possa davvero contare
Sono situazioni in cui la capacità di sopravvivere non è messa a rischio, ma l’impossibilità di mantenere uno standard di vita pari a quello della propria comunità tende a limitare la qualità della propria vita e l’inclusione sociale. La povertà relativa influisce su tutti gli aspetti della vita di una persona, anche e soprattutto sulla sua istruzione. Per studenti e studentesse significa avere meno possibilità di scelta, meno opportunità di vita e di conseguenza partire sempre un gradino più in basso rispetto a chi si trova in contesti economici diversi. Pur frequentando regolarmente le lezioni, per molti diventa difficile raggiungere gli obiettivi di apprendimento fissati e le competenze minime di base a causa dell’accesso ridotto a contenuti culturali come libri, film, teatro o ad attività extrascolastiche, che fungerebbero altrimenti da stimolo cognitivo.
Non è un caso perciò che la povertà influenzi particolarmente la dispersione scolastica, sia implicita che esplicita. Spesso infatti i costi per i libri, i trasporti e le attività extrascolastiche possono diventare spese extra insostenibili e si tende ad interrompere gli studi per cercare un lavoro precoce, che sia una fonte di guadagno a sostegno della propria famiglia. Per questo motivo durante la Scuola di Formazione per Studenti ci siamo interrogati su quanto le condizioni economiche e sociali di partenza influenzassero le nostre scelte di vita. Attraverso un gioco di ruolo, abbiamo riflettuto sull’impossibilità di cogliere alcune opportunità, pur mettendo in atto tutte le strategie possibili, a causa delle condizioni economiche con cui ognuno ha preso parte al gioco. Ci chiediamo quindi se sia vero il mito del “se vuoi, puoi”, dell’uomo artefice del proprio destino, che si realizza ed ha successo solo grazie alla sua forza di volontà, perché la realtà dei fatti ci appare molto più complessa. L'impegno e la motivazione sono infatti fondamentali per il nostro percorso scolastico, ma crediamo necessario considerare il contesto di partenza di ognuno per contribuire alla nascita di ambienti di crescita inclusivi.
Eppure proprio da qui può nascere qualcosa di diverso dalla rassegnazione: se il punto di partenza non dipende solo dalla volontà del singolo, costruire condizioni più giuste diventa una responsabilità condivisa. Non si tratta di assistenzialismo, ma di bene comune: lavorare perché le opportunità culturali ed educative smettano di essere un privilegio e diventino patrimonio di tutti, terreno comune su cui l’impegno di ciascuno possa davvero contare