Ha infranto il muro di gomma dell’informazione la notizia del sindaco di Capaci in Sicilia che, aderendo all’iniziativa della Comunità dell’Arca, ha deciso di sostenere il diritto dei giovani a rifiutare l’iscrizione d’ufficio alle liste di leva al compimento dei 17 anni di età. La cittadina dell’area metropolitana di Palermo fa parte del nostro immaginario collettivo (omicidio Falcone, Morvillo, Schifani, Dicillo e Montinaro) perché rappresenta la potenza militare che la mafia esercita per difendere certi assetti di potere anche con il tritolo.
L’iscrizione automatica alle liste di leva per un ragazzo nato nel 2009 è un atto amministrativo che passa inosservato a causa della sospensione della coscrizione obbligatoria. La Naja, infatti, non è stata abolita ma solo sospesa così come avvenuto in Svezia che l’ha poi reintrodotta per colmare i vuoti di un organico pensato per sostenere un conflitto bellico prevedibile entro il 2030. L’intera economia dell’Unione europea secondo i vertici della Commissione guidata da Ursula von der Leyen deve trasformarsi in “assetto di guerra” in base ad un piano di riarmo che avrà sempre più bisogno di uomini e donne pronte a misurarsi con la “minaccia esistenziale” rappresentata dalla Russia (cfr le Conclusioni del Consiglio europeo su difesa e sicurezza europee del 23 ottobre 2025).
Il cancelliere tedesco Merz ha annunciato che la Germania mira a schierare in campo «la più potente forza armata convenzionale d’Europa» e, per raggiungere tale obiettivo, il parlamento di Berlino ha rimosso il vincolo di bilancio posto in Costituzione che avrebbe ostacolato un ambizioso piano di riarmo sempre più dettato da logiche nazionali a dispetto dei proclami sulla Difesa comune europea.
Le violazioni del diritto internazionale non sono iniziate con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ma di certo il 24 febbraio 2022 ha segnato un cambiamento d’epoca. Se, nella narrazione prevalente, l’involuzione della crisi che si trascina almeno dal 2014 su quel confine orientale non è l’esito di uno scontro geopolitico, tra Usa e Russia, che tiene in ostaggio la “martoriata” nazione ucraina, ma solo l’aggressione di un nuovo Hitler (Putin) pronto a travolgere il giardino della democrazia liberale europea, allora non esiste altra strada che la logica delle armi. Le armi necessarie da inviare all’esercito di Kyiv, che combatte una battaglia in difesa dei nostri valori e della nostra libertà, e quelle indispensabili per essere pronti ad uno scontro bellico che si può forse scongiurare solo con il “porcospino di acciaio”, l’immagine usata da von der Leyen per indicare la continua dotazione di un temibile strumento armato in grado di dissuadere ogni minaccia. Una vera e propria manna dal cielo per le industrie di armi in competizione tra loro sui mercati internazionali alla ricerca perenne di nuove commesse.
La “guerra mondiale a pezzi” che si avvicina sempre di più alle nostre vite, ha condotto, nel novembre 2025, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate francesi, generale Fabien Mandon, all’invito a prepararsi all’idea di perdere i propri figli in battaglia.
Una prospettiva terrificante e perciò rimossa dal dibattito pubblico ma con la quale occorre misurarsi prima di restare spiazzati dal casus belli pronto ad esplodere con la gran cassa dei media pronti a giustificare la necessità di mettere “gli scarponi sul terreno”.
Siamo stati infatti ingenerosi in questi anni nel giudicare come ipocrita la legittimazione offerta dalle Chiese cristiane all’obbedienza dovuta alle autorità legittime che hanno trascinato intere generazioni nei mattatoi dei due conflitti mondiali culminati nell’uso dell’arma nucleare che ora è in grado di eliminare l’umanità intera dalla faccia della Terra. La raccomandazione impartita in passato, pur di fronte ad “un’inutile strage”, di rassegnarsi ad obbedire agli ordini e quindi a morire e a uccidere, senza tuttavia coltivare l’odio per il nemico, appare una opzione reale anche oggi se non si invita, invece all’obiezione di coscienza. Lo ha fatto, ad esempio, il cardinale di Washington, Robert Walter McElroy, nei confronti dell’attacco all’Iran ordinato da Trump. Non dovrebbero restare isolati ma sostenuti, perciò, gli obiettori di coscienza russi, ucraini, israeliani, palestinesi…
Il Movimento Nonviolento invita, infatti, a prescindere dall’età, a consegnare alle autorità una “Dichiarazione di Obiezione di Coscienza alla guerra e alla sua preparazione”. Sulla stessa linea si pone la campagna “Ripudia” di Emergency con riferimento all’articolo 11 della Costituzione, che definisce, allo stesso tempo, come sacro dovere del cittadino la difesa della Patria. Una difesa che può essere civile, non armata e nonviolenta, secondo l’iniziativa di legge popolare avanzata da Rete italiana pace e disarmo, senza negare l’esistenza di una difesa armata all’interno dei valori costituzionali che rimandano ad un ordinamento «che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni».
Il riferimento alla legittima difesa, presente in tutti i documenti ecclesiali in materia di pace, pone la necessità di capire, in un contesto di attacco al diritto internazionale, quali siano i criteri di una reale Difesa comune esercitabile dall’Europa come attore di pace. Non è Difesa il riarmo europeo secondo quanto affermato da papa Leone all’università Sapienza di Roma. I lavoratori e lavoratrici che fanno obiezione di coscienza alla produzione bellica, così come i portuali e lavoratori della logistica che si rifiutano di caricare armi, compiono, dunque, una scelta di “obbedienza costituzionale” che li espone a sanzioni pesanti sul piano disciplinare e penale. I ricercatori universitari sono chiamati, a loro volta, a decidere se collaborare o meno a progetti finanziati dai produttori di armi.
Il dibattito sulla nota pastorale della Cei “Educare a una pace disarmata e disarmante” può essere seriamente il luogo del discernimento in un tempo in cui il testo “L’obbedienza non è più una virtù”, scritto da don Lorenzo Milani poco prima di morire, appare decisamente sovversivo considerando la tendenza tendenzialmente egemonica di una cultura che legittima e giustifica la guerra.
