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Il dialogo che costruisce la pace, contro pregiudizi e individualismo

L'intervista a Vittoriana Sanitate che racconta il Consiglio dei Giovani del Mediterraneo
24/07/2026 di Martina Sardo

«Una comunità di giovani nella quale costruire la pace e coltivare il dialogo non solo è possibile, ma è la naturale conseguenza della relazione, del confronto e della conoscenza reciproca».

Con queste parole Vittoriana Sanitate, ventinovenne di Noicattaro (Bari), delegata italiana del Consiglio dei giovani del Mediterraneo, racconta l’esperienza nella rete volta a promuovere l’incontro e il dialogo tra giovani provenienti dalle diverse sponde del Mare Nostrum.

Il Consiglio dei Giovani del Mediterraneo, nato nel 2023, su iniziativa della Conferenza episcopale italiana, come “opera segno” del Convegno dei Vescovi del Mediterraneo svoltosi a Firenze l’anno precedente, si ispira alla visione di Giorgio La Pira, che vedeva nel Mediterraneo «non una frontiera che divide, ma un mare che unisce».

Il progetto è coordinato dalla Rete Mare Nostrum e riunisce 34 delegati e delegate, tra i 18 e i 28 anni, provenienti da Paesi e Chiese differenti, accomunati dall’invito di Papa Francesco a «costruire ponti, non muri».

«Dal suo insediamento il Consiglio ha cercato di promuovere sempre più concretamente il dialogo tra i giovani», racconta Vittoriana. «Noi delegati, provenienti da Paesi tra cui Italia, Spagna, Francia, Algeria, Tunisia, Marocco, Libano, Iran, Siria e nominati dalle rispettive Conferenze episcopali per un mandato quadriennale, siamo impegnati nell’ambito di quattro diversi gruppi tematici. Una volta l’anno ci incontriamo in plenaria a Fiesole, dove ha sede il Consiglio, per confrontarci sui progetti in corso e condividere nuove idee».

I gruppi di lavoro sono dedicati allo scambio e dialogo interreligioso, all’impegno civile e alla dottrina sociale, all’educazione formale e informale e alla formazione alla fede attraverso i social media. Ambiti differenti con l’obiettivo comune di trasformare il dialogo in esperienze capaci di creare relazioni, abbattere pregiudizi e diffidenze e offrire ai giovani e alle giovani del Mediterraneo occasioni di crescita condivisa.

«In questi tre anni sono nati numerosi progetti realizzati e quelli in fieri», prosegue Vittoriana. «Nel gruppo dedicato allo scambio e dialogo interreligioso, di cui faccio parte, abbiamo avviato un gemellaggio tra l’arcidiocesi di Brindisi e il vicariato apostolico di rito romano di Beirut. Cinque ragazze libanesi, accompagnate dal loro vescovo, sono state ospiti della diocesi pugliese e hanno partecipato a laboratori nelle scuole, incontri con la comunità e iniziative organizzate insieme al Progetto Policoro e all’Associazione Migrantes, con la partecipazione dell’amministrazione comunale. A breve partirà anche un secondo gemellaggio, tra l’arcidiocesi di Bari e la diocesi di confessione maronita di Beirut».




Tra le iniziative più significative c’è anche la Fotomarathon organizzata a Beirut, durante la quale giovani appartenenti a diverse Chiese e religioni hanno raccontato la città attraverso la fotografia, riflettendo insieme sulla libertà, la fede e la speranza. Un’esperienza che ha trasformato il linguaggio delle immagini in occasione di ascolto e relazione.

Tra i progetti in corso c’è, invece, Boatcast, il podcast ufficiale del Consiglio.

«L’idea è nata durante la plenaria del 2025», racconta Vittoriana. «Vogliamo raccogliere storie che parlino del Mediterraneo e raggiungere altri giovani attraverso uno strumento semplice e accessibile».

Nel settembre 2025, i delegati e le delegate del Consiglio hanno avuto modo di incontrare Papa Leone XIV, che ha incoraggiato a essere “germogli di pace, là dove cresce il seme dell’odio e del risentimento” e “tessitori di unità là dove prevalgono la polarizzazione e l’inimicizia”.  

Progetti, esperienze, incontri che hanno trasformato profondamente il loro modo di guardare al Mediterraneo.

«Prima, non pensavo all’Italia come parte della “comunità” del Mediterraneo. L’esperienza nel Consiglio mi ha permesso di scoprire realtà che non conoscevo e alle quali, a dire il vero, neppure mi interessavo. Conoscere le persone, le loro vite, la loro cultura cambia lo sguardo sul mondo e innesca, anzitutto, curiosità e interesse. Adesso, anche quando guardo il tg e parlano di Libano e Iran, mi sento coinvolta. Voglio capire ciò che succede; sapere se i miei amici stanno bene». 

È forse questa la forza più grande del Consiglio: trasformare il Mediterraneo in un’occasione costante di incontro, in una rete di relazioni autentiche.

«Il Consiglio è un antidoto all’individualismo. Ci insegna a sentirci comunità, anche se non è sempre semplice. Abbiamo modi diversi di vivere la fede, la preghiera; diverse tradizioni e abitudini. Eppure, proprio queste differenze diventano una ricchezza quando vengono condivise. Non a caso, uno dei momenti più belli che condividiamo ogni anno è la cena internazionale. Ognuno esprime la propria cultura cucinando un piatto tipico. Il primo anno, ad esempio, abbiamo preparato i panzerotti. È stata una festa, che mi ha fatto comprendere che è conoscendosi che cresce l’amicizia e si rafforza anche la fede».

Delle riflessioni avviate in questi anni dal Consiglio dei Giovani del Mediterraneo, così come dei nuovi progetti discussi durante l’incontro annuale che si sta svolgendo, in questi giorni, tra Roma, Firenze, Fiesole e Assisi, Vittoriana parlerà a Bari nel corso della serata del 31 luglio di Orizzonti Mediterranei.

«Sono entrata nel Consiglio senza sapere cosa aspettarmi e oggi posso dire che mi ha cambiato la vita», conclude Vittoriana. «Ascoltare le storie degli altri mi ha reso più empatica, più generosa e attenta a ciò che conta davvero. In questi anni ho partecipato a diverse conferenze e incontrato tante realtà in tutta Italia per raccontare l’esperienza del Consiglio e quanto sia stato un dono grande per me. Ora la sfida è fare in modo che possa diventarlo anche per tanti altri giovani, portando questa esperienza di dialogo e fraternità nelle diocesi e nelle comunità. Incontrare o anche solo conoscere le storie di ragazzi e ragazze provenienti da Paesi segnati dalle tensioni e dalla guerra ti interroga e ti educa concretamente alla pace. Incoraggia, ogni giorno, a volerla costruire… per davvero».