Dal 1996 il 21 marzo non è soltanto il primo giorno di Primavera, ma anche la Giornata della Memoria e dell'Impegno, in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, istituzionalizzata come tale con la legge n. 20 dell’8 marzo 2017. Promossa da Libera e giunta ormai alla sua XXXI edizione, questa ricorrenza è diventata una tradizione ben consolidata nella storia nazionale più recente, che nel corso degli anni ha attraversato tutta l’Italia - simbolicamente e non solo - per rilanciare un corale appello di giustizia nel nostro Paese.
L’edizione di questo anno, dal titolo “Fame di verità e giustizia Rigenerare legami, per costruire un futuro senza mafie e corruzione”, viene vissuta in giorni infuocati sul piano internazionale. Quale giustizia? Quale verità? Quale pace per il mondo? In un tempo segnato da guerre e violenza, queste semplici e allo stesso tempo profonde domande risuonano in noi. Questa giornata, nata per commemorare le vittime di tristi vicende passate e presenti di corruzione e criminalità organizzata, viene tinta dunque oggi anche dagli elementi di contesto globale, che rafforzano e rilanciano - piuttosto che isolare - le ragioni dell’impegno sui nostri territori.
Una chiamata viva alla responsabilità, come quella che Luigi Ciotti indirizzò alla nostra associazione in una calda giornata nell’agosto del 2023, in occasione dell’Incontro nazionale per le presidenze diocesane di Castel Gandolfo: “Vi sono momenti in cui tacere è una colpa e parlare è un obbligo, un imperativo categorico al quale non possiamo sottrarci, perché la nostra libertà è figlia della giustizia che sapremo conquistare. Dobbiamo sentirci con-sorti. Dobbiamo impegnarci tutti. Non basta delegare. Facciamolo di più insieme. [...] Impegniamoci perché la politica si riappropri della speranza, perché è nata per dare dignità alle persone. Intendiamo la politica come servizio, perché vinca la forza della legge.”
Questo è il motivo per cui nella grande rete associativa di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, ci siamo anche noi. In questa storia ci siamo anche noi, e la presenza dell’Azione cattolica nella grande famiglia di Libera ci invita a impegnarci noi stessi in prima persona sui nostri territori, facendoci comunità vive, educanti, che accompagnino le persone a respirare il “fresco profumo della libertà”, come diceva il giudice Paolo Borsellino. La proposta formativa che portiamo avanti ogni giorno, in tutto il Paese, del resto, non può prescindere dal radicamento in questi principi, che sono alla base della coscienza sociale necessaria per pensare e costruire città più giuste.

Con lo stile dell’alleanza, insieme a Libera scegliamo di continuare a impegnarci per ricordare. Sì, perché quando le notizie sembrano scorrerci addosso, la scelta rinnovata di ricordare ci fa scoprire nuovamente il giusto valore della memoria. Questa iniziativa da 30 anni ci invita a fare memoria: il ricordo è vissuto come rito collettivo che richiama alla responsabilità.
Ancora una volta, oggi a Torino verranno letti tantissimi nomi, di uomini e donne vittime di mafia. Questo atto all’apparenza semplice ci mette, ancora una volta, davanti alla violenza di questa lunga guerra che ha segnato - e continua a farlo in altre forme - il nostro Paese. Quei nomi non sono più una massa indistinta di cadaveri dai corpi bucati o bruciati, ma ritornano a essere le loro vite, spese nella lotta contro la criminalità organizzata, nell’impegno del proprio lavoro, chi laicamente, chi alla luce della propria fede. Non erano tutti giudici o forze armate quelli che hanno patito per le mafie: erano libere e liberi cittadini, erano sacerdoti, erano giornalisti, erano insegnanti, erano persone accomunate da una presenza semplice, ordinaria, e onestissima all’interno della vita della comunità. Ed è per questo che l’esercizio di conoscere le storie di queste persone assume valenza politica: dietro c’è la scelta di impegnarsi per coltivare la giustizia nella sua forma più vicina alle persone. Di sognare insieme un mondo trasformato, più giusto, più libero.
Torino oggi si colora di tantissime voci, bandiere, canti. Una festa di gioia per gridare a gran voce che la giustizia, in fondo, è una questione di felicità condivisa.
