Argentini e senegalesi sono arrivati a casa solo in queste ore: hanno inviato messaggi per ringraziare ed esprimere l’emozione di aver partecipato a un incontro che ha scaldato i cuori. Altri, più vicini, erano già a casa domenica sera: le giovani maltesi che a piazza S. Pietro scambiavano promesse di rivedersi presto con la delegazione rumena e quella austriaca, per la prima volta all’incontro del Fiac.
Si sono spente le luci sulla IX Assemblea del Forum internazionale di Azione cattolica e sulla conferenza internazionale che l’ha preceduta “Azione cattolica. Sinodalità e missione”. L’Angelus di domenica, ascoltando con gioia la voce gentile di Papa Leone affacciato alla finestra del Palazzo apostolico dopo il ricovero al Gemelli, è stato l’atto finale dell’appuntamento romano dal 15 al 18 ottobre. L’Assemblea ha affidato a cinque Paesi – Argentina, Burundi, Filippine, Italia e Spagna – il compito di portare avanti le attività del Fiac per il quadriennio 2026-2030. Sono loro a comporre il Segretariato che al proprio interno eleggerà il coordinatore e sceglierà segretario e amministratore. Il Documento normativo, approvato all’unanimità recependo le integrazioni suggerite dal Dicastero vaticano di Laici, Famiglia e Vita, prevede anche di strutturare in maniera più robusta l’attività del Forum a livello continentale. E’ cresciuto il Fiac da quel lontano 1987 in cui nacque l’idea di uno spazio internazionale di incontro tra le associazioni di Azione cattolica del mondo. C’era il Sinodo dei Vescovi «Vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo» e i responsabili nazionali di Azione Cattolica di diversi Paesi sognarono insieme. Incoraggiati dal Beato cardinale Eduardo Francisco Pironio, allora Presidente del Pontificio Consiglio per i laici, nel 1991 si aprì a Roma l’Assemblea costitutiva del Forum. Sette i Paesi fondatori: Argentina, Austria, Malta, Messico, Paraguay, Romania, Spagna e Italia. Oggi i membri del Fiac sono 27, sparsi tra Europa, Africa, Asia e America latina. Alla IX Assemblea è stato accolto ufficialmente un nuovo membro: il Guatemala. C’erano anche 9 Paesi osservatori, tra cui la Terra Santa.

C’è un filo rosso e una scommessa nella storia del Fiac: la convinzione che mettendosi insieme e conoscendosi - nella diversità dei territori, delle tradizioni culturali, dei contesti sociali e delle condizioni economiche, nella fatica delle barriere linguistiche - si spinga lo spettro dei conflitti un po’ più in là. Così l’Azione Cattolica diventa casa per tutti: Burundi, Ruanda, Repubblica democratica del Congo, Ucraina, Myanmar, Taiwan, Messico, Venezuela, Georgia. E in tempi in cui gli organismi sovranazionali faticano a garantire il dialogo tra Paesi e potenze, la piccola Onu dell’Azione Cattolica tiene accesa una fiammella di comprensione reciproca. Per la Terra Santa c’è da sempre un’attenzione speciale. Da dodici anni, l’8 giugno, si rinnova l’iniziativa “Un minuto per la pace” per ricordare l’incontro in Vaticano, voluto da Papa Francesco nel 2014, tra l’allora Presidente di Israele, Simon Peres, e il Presidente dell’Autorità Palestinese, Abu Mazen, alla presenza del Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I. Preghiera e sostegno, per alimentare la speranza anche nei momenti più bui. «Che ne sarà del nostro futuro? Che senso ha parlare di speranza? Come vivranno i nostri figli? – ha chiesto in un video messaggio il Patriarca di Gerusalemme, Pier Battista Pizzaballa –. L’odio e la sfiducia che hanno segnato la vita delle popolazioni della Terra Santa sono ancora molto forti e molto radicati, e la fiducia non la ricostruisci semplicemente con le parole: c’è bisogno di gesti, di vicinanza, di gesti che segnino un cambiamento reale nella vita delle persone, e non è così semplice dentro una situazione così complessa e difficile. Ma non dobbiamo demordere». E poiché non ci può essere vera pace senza giustizia, senza che a tutti venga garantito il diritto a una vita dignitosa, il Fiac celebra e promuove in modo particolare in tutti i Paesi aderenti la Giornata mondiale contro la tratta di persone l’8 febbraio, l’attenzione al Creato dal 1° settembre al 4 ottobre e la Giornata mondiale per il lavoro dignitoso, il 7 ottobre.

Per la prima volta, nelle sessioni di ottobre 2024 e 2025, il Fiac è stato chiamato a partecipare ai lavori di un Sinodo. Eva Fernanez Mateo, la coordinatrice del Segretariato che ha appena concluso il suo incarico, ha rappresentato le associazioni di Ac del mondo ai tavoli in cui ci si confrontava su una Chiesa più attenta all’ascolto di tutti, soprattutto dei poveri e delle periferie, e in cui tutti sono corresponsabili dell’annuncio del Vangelo. Intanto i giovani di Ac si incontravano online e in presenza, per gruppi continentali o di area, nelle Agorà del Mar Nero e in Terra Santa, per parlare dell’economia di Francesco, di dottrina sociale e, sempre, di fratellanza universale e di pace. E’ stato proprio papa Francesco a chiederlo in modo esplicito al Fiac, nella lettera per i 30 anni dalla fondazione nel 2021: «Desidero chiedervi tre cose: - che il Forum senta molto profondamente l’urgenza di lavorare a favore della fratellanza e dell’amicizia sociale come mezzi di ricostruzione di un mondo ferito; - che seminiate nei cuori di tutti l’idea che l’autentica spiritualità cristiana è quella che affonda nel desiderio di santità (…); - che lo spirito che anima tutti i vostri progetti e lavori sia quello di essere una Chiesa in uscita che vive la dolce e confortante gioia di evangelizzare; e che questo si noti».