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Donne, Chiesa e democrazia

Sul nuovo numero di Dialoghi la prospettiva femminile e il dibattito sul potere gerarchico con Cettina Militello
04/07/2026 di Flavio Gotta

Quest’anno Dialoghi affronta il tema del cambiamento da prospettive diverse, così articolo dopo articolo si compone un quadro da contemplare che porta a galla i doni che in esso si annidano.

Il terzo numero della rivista ha un’impronta al femminile, non solo perché l’articolo di apertura (il “secondo noi”) è di una giovane della redazione di Dialoghi, Claudia Nicole Cappiello, che si chiede se “il cambiamento può partire dalle donne?”, ed il dossier “Fedi e cambiamento” è cesellato da due donne, Pina De Simone e Sihem Djebbi, ma anche perché in Primo Piano c’è l’intervista di una donna (Vittoria Prisciandaro) a una donna, Cettina Militello, decana delle teologhe in Italia.

Il dialogo tra le due muove i passi dal referendum del '46 che segnò la storia d’Italia sia perché vinse la Repubblica sia perché per la prima volta su scala nazionale le donne espressero il loro volere in cabina elettorale.

Ottant’anni dopo il voto: donne, Chiesa e democrazia secondo Cettina Militello” è un’intervista che tocca con pennellate sottili ma dai colori intensi la storia di svolte improvvise e tenaci incrostazioni, valutazioni di una donna che ha vissuto il cambiamento e oggi ci racconta l’apporto al femminile in Italia.

Per un giovane di oggi sembra quasi distopico immaginare un contesto in cui le donne non possono esprimersi con un voto così come molti adulti si sono dimenticati dell’apartheid subito dal genere femminile fino a quel momento, in particolare nella vita pubblica e politica del paese.

Dall’intervista emerge anche come l’istituzione religiosa e la Chiesa mistero fatichino ad essere una cosa sola, con una comprensione delle donne molto diversa: secondo la teologa si porta avanti un falso mito di supremazia maschile nella Chiesa che si è imposto nel tempo, per esempio “Le diacone ci sono state. E ammesso pure che facessero altro e che oggi le laiche impegnate svolgano ruoli più ampi del loro, negare il rito di ordinazione, pure trasmessoci nei codici liturgici, e definire quella sulle diacone una semplice benedizione, è scelta sessista e sessuofoba che addirittura rinnega la stessa Tradizione

La notizia di questi giorni di un’altra donna in un ruolo apicale in Vaticano (Suor Alessandra Smerilli nuova prefetta del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale) è un segnale importante dentro una mentalità dura a lasciarsi plasmare “il potere si auto conserva con ogni mezzo. Come Chiesa abbiamo dogmatizzato il modello gerarchico feudale. Ma in principio non era così” prosegue la Militello, ed ancora alla domanda sul paragone o contrasto tra il ruolo petrino e quello mariano la teologa afferma come questa distinzione sia “una trovata per dogmatizzare il pregiudizio. Intanto biblicamente non c’è traccia di un principio petrino e di un principio mariano” ed inoltre l’accezione di Maria, madre di Gesù, “tutta santa” che rimane a latere rispetto agli apostoli “la esclude da ogni protagonismo e la riconduce al silenzio. Ed è questo che si vuole dalle donne. Come diceva a inizio del secolo XX san Pio X: «Che piaccia, taccia e stia a casa»”.

La coppia Prisciandaro-Militello ci offre elementi di riflessione interessanti, ci aiuta ad indossare occhiali per vedere frammenti di realtà con contorni nitidi tra cambiamenti dati per scontati o non ancora avvenuti e a partire da questi esercitare la capacità profetica di tutti i battezzati e le battezzate verso una piena umanizzazione dei nostri contesti, delle nostre vite.

Per una lettura completa il numero 3 di Dialoghi è in spedizione nella versione cartacea agli abbonati e a giorni sarà disponibile online su rivistadialoghi.it gratuitamente con alcuni dei contributi.