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Disarmare. Cuori di pace

Il magistero della Chiesa sfida la cultura della guerra.
06/03/2026 di Renato Sacco
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«Riconosco di essere stato convinto anch’io che l’uso della violenza sia utile e necessario quando si tratta della libertà dei popoli. Dopo aver visto e vissuto da vicino che cosa vuol dire la guerra di oggi, non la penso più così. Sono profondamente convinto, e lo potrei provare, che l’uso della violenza ha portato sempre un peggioramento… tutto questo obbliga la Chiesa a farsi segno di contraddizione e a unire la sua voce a tutte quelle che gridano la pace anche nelle condizioni che, a prima vista, postulerebbero la guerra... Occorre applicare letteralmente il monito di Cristo rivolto a Pietro che con la spada voleva proteggere la vita del Giusto e dell’Innocente: “basta così!” (Lc 22,5). Oggi l’unica scelta della Chiesa è la nonviolenza, perché questa è l’unica strada, magari lunga e sofferente, alla pace che viene garantita dalla giustizia». 

Sono parole tratte da una intervista che Pero Sudar, allora vescovo ausiliare di Sarajevo, aveva rilasciato alla rivista Segno nel mondo, il 16 marzo 2003. E sono tragicamente ancora molto attuali. Altro che disarmare! I potenti ci vogliono convincere che la guerra sia inevitabile e doverosa. Siamo nel mese della pace, iniziato con la Giornata mondiale a lei dedicata. Nel suo primo messaggio per il 1° gennaio di quest’anno, La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante, Leone XIV scrive: «Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze». 

Sì, parlare di pace disarmata e disarmante oggi vuole dire essere una voce stonata. Fuori dal coro. Perché sono troppi a ripetere ancora oggi: «si vis pacem para bellum» (se vuoi la pace prepara la guerra). Ma la radice della pace per un credente è Cristo stesso, come ha detto Leone XIV il giorno della sua elezione: «La pace sia con voi. Questa è la pace di Cristo risorto. Una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante». Ma oggi soffiano venti di guerra: si vuole raggiungere in Italia il 5% del Pil per le spese militari, si vuole rovesciare il sogno di Isaia e convertire gli aratri in spade. Un solo cacciabombardiere F35 costa quasi 150 milioni di euro. Un’ora di volo: 40.000 euro. Un carro armato Ariete costa 90 milioni. Un carro armato Leopard “solo” 40 milioni. Siamo alla follia. Ancora papa Leone XIV: «Nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del Pil mondiale». E aggiunge: «Si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza». 

E poi c’è il lavaggio del cervello verso i giovani con una vera e propria propaganda, che sembra riecheggiare le tragiche parole di Hermann Göring al processo di Norimberga: «È ovvio che la gente non vuole la guerra, ma il popolo può essere sempre assoggettato al volere dei potenti. È facile. Basta dirTempi difficili per la pace. Quel corno (jobel) del Giubileo appena terminato, allora, possa continuare a suonare, come un richiamo a essere svegli e inquieti per una pace disarmata e disarmante, prima che sia troppo tardi Disarmare Cuori di pace Renato Sacco* gli che sta per essere attaccato e accusare i pacifisti di essere privi di spirito patriottico e di voler esporre il proprio paese al pericolo. Funziona sempre». Sono parole che raggelano il sangue. Che mettono a dura prova anche la speranza, nonostante la recente chiusura del Giubileo. Ricordiamo le parole di papa Francesco nella bolla di indizione Spes non confundit: «È troppo sognare che le armi tacciano e smettano di portare distruzione e morte?». C’è da lavorare e riflettere molto anche sul Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, e sulla Nota pastorale della Cei, Educare a una pace disarmata e disarmante. 

Ma tutto il magistero della Chiesa è segnato da inviti a disarmare il cuore e le scelte politiche ed economiche. Nella Populorum Progressio del 1967 si legge: «Quando tanti popoli hanno fame, quando tante famiglie soffrono la miseria, quando tanti uomini vivono immersi nell’ignoranza, quando restano da ricostruire tante scuole, tanti ospedali, ogni estenuante corsa agli armamenti diviene uno scandalo intollerabile. Noi abbiamo il dovere di denunciarlo. Vogliano i responsabili ascoltarci prima che sia troppo tardi». E allora quel corno (jobel) del Giubileo appena terminato possa continuare a suonare, come un richiamo a essere svegli e inquieti per la pace, disarmata e disarmante, prima che sia troppo tardi.

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