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Desiderio

Quando il desiderio si fa preghiera e trova compimento nell’incontro con Cristo
Rubrica: Filoverba
20/04/2026 di Lucia Solera

Quante volte ci siamo sentiti dire: «Esprimi un desiderio!». Interessante: i desideri non si “pensano”, né si “fanno”, ma si esprimono. Quasi a voler indicare che i desideri, collocati dentro di noi, nella nostra parte più profonda, hanno bisogno di essere in certo modo “spremuti” da questa nostra interiorità, cosicché possano fuoriuscire, come una sorta di “succo concentrato”.

A questo proposito, un ricordo…
Erano gli anni dell’università. Si condividevano le scoperte fatte durante le lezioni; un giorno, un’amica che studiava chimica, entusiasta, disse: «da un’arancia abbiamo estratto l’essenza; e sai? L’essenza di un’arancia è: una sola goccia».

Ecco: tutto il nostro mondo di desideri, in fondo si riduce a…. una sola goccia, concentrata…
Tutti i nostri grandi o piccoli, tanti e diversi desideri, non sono che la modulazione di questo desiderio di fondo, che, come goccia concentrata, custodiamo nelle profondità del nostro essere: desiderio che la nostra vita giunga a compimento, e non resti “a metà”, incompleta e sola, ma trovi compimento nell’incontro che tutto vale: l’incontro vivificante con la persona dell’umile Gesù. Talmente decisiva e ricca di attrazione, che si può addirittura giungere a consegnare a lui tutta la propria vita: decidere di regalargliela, perché ne disponga come vuole. Per i Suoi interessi. Per dare spazio ai Suoi desideri di salvezza per tutti.

È scritto nel cuore dell’uomo il suo congenito essere proteso al di là di se stesso, alla struggente ricerca di un “Tu” che lo appaghi fino in fondo, che lo sazi di pienezza, di vita, di significato. Il desiderio si muove in questa tensione; e nel vuoto che percepiamo tra ciò che siamo e ciò verso cui aspiriamo, il desiderio scava uno spazio, che solo la preghiera può abitare.
Esiste, infatti, un intreccio strettissimo tra preghiera e desiderio.
Pregare è molto più che “dire preghiere”.
Pregare è portare davanti al Signore in silenzio il proprio desiderio. Quella “goccia” in cui è concentrata ogni altra nostra aspirazione, richiesta, domanda…

Ci vuole il coraggio di fermarsi e la pazienza di raccogliersi interiormente, cosicché a poco a poco cadano tutti quegli “strati” che ci siamo lasciati depositare dentro e che ci rendono impermeabili alla voce del nostro desiderare interiore: più semplice avvolgersi di frastuoni, perché è scomodo percepire quella parola di sete che grida in fondo al cuore; più semplice tapparla con una molteplicità di cose ridondanti, piuttosto che allenarsi a rimanere in contatto con quella «voce di silenzio sottile» che ci abita in profondità. Desiderio, cioè, che ci si sveli il senso di questo nostro affannarci tanto, soffrire, lottare; e il senso, ciò che dà compimento, si trova solo nell’amore.
È l’amore vissuto, donato, intercorso, a rendere una vita compiuta; è l’amore mancato, negato, offeso, a lasciare la vita incompiuta.

Ne era certo anche S. Agostino, che alla sua gente semplice di Ippona insegnava questa “forma alta” di preghiera:
Sia dinanzi a Dio il tuo desiderio; ed il Padre, che vede nel segreto, lo esaudirà. Il tuo desiderio è la tua preghiera; se continuo è il desiderio, continua è la preghiera.
E ancora: C’è una preghiera interiore che non conosce interruzione, ed è il desiderio. Qualunque cosa tu faccia, se alimenti il desiderio della vita eterna, non smetti mai di pregare. 
E infine: Se non vuoi interrompere la preghiera, non cessare mai di desiderare. Il tuo desiderio continuo sarà la tua continua voce. Tacerai se cesserai di amare.
Il gelo della carità è il silenzio del cuore; l’ardore della carità è il grido del cuore. Se sempre permane la carità, tu sempre gridi; se sempre gridi, sempre desideri…
(Esp. Sal 37, 14).

Ma vi è di più.
Nella preghiera non siamo soli a pregare; ce lo assicura S. Paolo: …Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio (Rm 8, 26-27).

Stupendo! portiamo in noi stessi una presenza che, silenziosamente e dolcemente, fa fluire verso il Padre desideri di vita e di pace, per noi.
È lo Spirito Santo: una sorgente abbondante di acqua fresca più intima a noi di noi stessi.
Tuffare la nostra “goccia di desiderio” nella sorgente interiore che è lo Spirito Santo, questo è pregare.

Lo Spirito Santo è sempre all’opera per creare novità di bene, di vita e di pace; sempre ricco di fantasia, anzi: di “fantasia scapigliatissima”, per fare nuovo questo mondo così bisognoso, e prima di tutto per fare nuovo il nostro povero cuore.