Ci sono valori che, da esseri umani e da credenti, non sono assolutamente negoziabili. Tra questi, inerentemente al lavoro, vi è sicuramente il lavoro dignitoso. Quando un lavoro può essere definito “dignitoso”? Quando garantisce un reddito equo, diritti, protezione sociale e sostiene una crescita economica sostenibile. Quando queste condizioni e valori etici propri del lavoro vengono promosse. Quando vengono favoriti e messi al primo posto l’umano, la giustizia, la fraternità, la convivenza pacifica tra i popoli. E tutti i temi richiamanti la lotta al caporalato, la precarietà e l’instabilità contrattuale, i salari bassi (che spesso configurano il fenomeno dei “working poor”, cioè dei lavoratori poveri), la sicurezza e la salute, fanno parte a pieno titolo del macro-tema del lavoro dignitoso. E sarà proprio la salute delle persone, e dei lavoratori in particolare, al centro del dibattito e dell’approfondimento della Giornata del Lavoro Dignitoso, organizzata dal Movimento Lavoratori di Azione Cattolica per sabato 17 ottobre a Casale Monferrato (in Piemonte), luogo simbolo della tragedia causata dall’inquinamento da amianto allorquando, nei primi del ‘900, nacque la fabbrica Eternit, una delle più grandi della zona. Una Giornata, quella Mondiale del Lavoro Dignitoso, che, celebrata annualmente dal MLAC, nacque per proposta e volere dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, con l’obiettivo di difendere i diritti sul lavoro, la giustizia sociale, i salari equi e la sicurezza.
UNA STORIA SBAGLIATA
Quella di Casale Monferrato e dei comuni limitrofi è una storia sbagliata: lunga, dolorosa e difficile. Una storia che ha e sta anche però costruendo consapevolezza e risultati, sia riguardo le bonifiche degli edifici pubblici e dello stabilimento ex Eternit, sia per la realizzazione di una discarica pubblica per l’amianto, unica in Italia. Risultati importanti ottenuti grazie alla tenacia dell’AFEVA (Associazione familiari e vittime amianto) un’associazione che ha saputo coinvolgere nella vertenza amianto tutta la cittadinanza e le istituzioni, che indica una strada anche alle altre situazioni italiane drammaticamente compromesse dal punto di vista ambientale, sanitario e sociale. Nonostante i risultati, le bonifiche non sono terminate e l’amianto ancora miete vittime. Infatti, il mesotelioma è il tumore più legato all'esposizione all'amianto e i suoi sintomi si manifestano in genere solo decenni dopo l'esposizione. Le analisi del rapporto “Sentieri”, realizzato dall’Istituto superiore di Sanità, hanno evidenziato un picco di casi di mesotelioma proprio in prossimità dell’ex azienda produttrice di manufatti di cemento-amianto e in aree secondarie dove veniva utilizzato materiale asbestiforme. A ciò si aggiungono anche gli ultimi dati riportati da “Il Sole 24 Ore”, che stima che ogni anno ci siano 7mila decessi causati dall'amianto, senza un calo significativo rispetto agli anni precedenti. Vengono inoltre diagnosticati 10mila nuovi casi di malattie correlate all’asbesto ogni anno. Per l’Osservatorio Nazionale Amianto, questi dati che non diminuiscono segnalano un’emergenza che continua a produrre effetti nel tempo. Guardando alle cause delle morti, si contano circa 2mila decessi per mesotelioma, 3.800 per tumore al polmone, 500 per asbestosi e le restanti vittime per altre patologie correlate.
Osservando la distribuzione geografica delle vittime, secondo il “Corriere della Sera” la Regione maggiormente colpita è la Lombardia con oltre 2mila morti l’anno. A seguire c’è il Piemonte con circa mille, l’Emilia-Romagna con circa 650 e la Liguria con oltre 600.
IL PATTO DI COMUNITA’ DI “ECOGIUSTIZIA SUBITO”
Per tale ragione, insieme a tutte le associazioni che hanno firmato il Patto di Comunità della campagna nazionale “Ecogiustizia subito: in nome del popolo inquinato”, alla Pastorale Sociale e del Lavoro regionale di Piemonte e Valle d’Aosta e all’Azione Cattolica diocesana di Casale Monferrato, il MLAC vuole contribuire a quest’opera di sensibilizzazione su questo dramma, dedicando un’intera giornata alla questione presso l’ex chiesa di Santa Chiara di Casale Monferrato. Nella sessione mattutina dei lavori saranno coinvolte le scuole superiori del territorio con un workshop sulla sicurezza sul lavoro a cura delle associazioni di “Ecogiustizia subito” (ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera), preceduto dalla testimonianza di Giovanna Patrucco, già dirigente chimico ASL Vercelli e componente del Direttivo di AFEVA, e dalla relazione del medico del lavoro Corrado Rendo. I lavori saranno coordinati dal presidente dell’AC diocesana di Casale Monferrato Andrea Facciolo. Nella sessione pomeridiana si entrerà nel vivo della questione amianto, una ferita ancora aperta in ben 48 comuni piemontesi (45 dei quali in provincia di Alessandria, 2 in provincia di Vercelli e 1 in provincia di Asti, ricadenti nel SIN-Sito Interesse Nazionale), con la testimonianza di un operaio dello stabilimento Eternit di Casale Monferrato, l’intervento del sindaco di Cavagnolo Andrea Gavazza e i chiarimenti scientifici del caso della responsabile della Struttura di Epidemiologia clinica e Biostatistica del Centro regionale per la ricerca, la sorveglianza e la prevenzione dei rischi da amianto, dott.ssa Marinella Bertolotti.
Indubbiamente la strada verso una definitiva scomparsa dell’amianto a Casale Monferrato e nei comuni limitrofi è ancora lunga, vista l’elevata diffusione della fibra sul territorio. Ma, ricordano le stesse associazioni, che “la parte più complessa delle operazioni risulta essere la messa in sicurezza e successiva bonifica di tutto l’amianto che nel tempo è stato utilizzato per le costruzioni e lo sviluppo della città di Casale Monferrato e di tutti i paesi nel suo hinterland”. La Giornata mondiale del lavoro dignitoso, rappresenta per il MLAC un’occasione importante di riflessione, di denuncia sulle tante problematiche che attanagliano il lavoro e di rinnovato impegno per il laicato cattolico. Il Movimento – afferma il segretario nazionale del MLAC Maurizio Biasci – ritiene che la questione del lavoro sia una vera e propria frontiera etica e sociale su cui misurare la responsabilità dei cristiani, in costante dialogo con le forze ecclesiali e le parti sociali. Celebrare questa giornata significa guardare all'occupazione mettendo al centro la persona umana. Il lavoro non può essere visto solo come un mezzo di guadagno ma va definito come una "frontiera", cioè sempre più un terreno cruciale e decisivo, dove si giocano la dignità della persona e la giustizia sociale all'interno delle nostre comunità. Come MLAC dobbiamo operare concretamente per il bene comune, collaborando sia con la Chiesa sia con il mondo delle imprese, dei sindacati e delle associazioni di categoria”. Come dire che è assolutamente possibile, sempre, passare dalla polvere alla speranza, tramite la costruzione di alleanze che possano aprire un varco per illuminare il futuro. Anche in una terra martoriata e falcidiata dalle morti per amianto come quella piemontese.
