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Artemis II: l'umanità torna verso la Luna

A cinquant'anni dall'ultima missione Apollo, la capsula Orion rompe il silenzio dello spazio profondo e riscrive i record di distanza dell'umanità tra ambizioni strategiche e il commovente omaggio dell'equipaggio
08/04/2026 di Matteo Benedetto
All'una e due minuti della notte tra il 6 e il 7 aprile, la capsula Orion ha sfiorato la Luna a 6.545 chilometri dalla superficie. Per gli astronauti a bordo — Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen — era il punto più vicino al suolo lunare che un essere umano avesse vissuto dal dicembre del 1972. Poi Orion ha girato attorno al lato nascosto della Luna, per quaranta minuti ha perso il contatto radio con la Terra, ed è ripartita verso casa. Ammarerà al largo di San Diego il 10 aprile.


​📷 Credits: NASA




L'ultima volta che degli esseri umani si erano spinti così lontano era Apollo 17, l'ultima missione dello storico programma spaziale. Da allora, per oltre cinquant'anni, gli astronauti non hanno mai superato l'orbita bassa, quella fascia tra i 200 e i 400 chilometri di quota dove orbitano le stazioni spaziali. Artemis II ha rotto quel confine e il 6 aprile Orion ha raggiunto 406.771 chilometri dalla Terra, battendo il record assoluto di distanza per un equipaggio umano che resisteva dall'Apollo 13 del 1970.

Perché si torna adesso?

Non c'è più la Guerra Fredda, non c'è più la gara a due tra americani e sovietici. Il programma Artemis nasce con obiettivi diversi e più concreti: la Luna non è più una meta da raggiungere e lasciare, ma un luogo in cui restare. I suoi poli nascondono grandi quantità di acqua ghiacciata, una risorsa che si può trasformare in carburante per missioni future e la Luna stessa è il punto di partenza logistico più naturale per arrivare un giorno su Marte. Sullo sfondo c'è anche la competizione con la Cina, il cui programma spaziale punta a portare esseri umani sulla Luna entro il 2030. Come ha detto il direttore NASA Jared Isaacman, «loro potrebbero essere in anticipo, e la storia recente suggerisce che noi potremmo essere in ritardo».


​📷 Credits: NASA
L'equipaggio di Artemis II: Reid Wiseman (NASA), Comandante: guida la prima missione lunare del XXI secolo ed è un veterano ISS; Victor Glover (NASA), Pilota: primo afroamericano inviato verso la luna; Christina Koch (NASA), Specialista di Missione: prima donna diretta verso la Luna, detiene il record di permanenza femminile nello spazio; Jeremy Hansen (CSA), Specialista di Missione: primo non statunitense a lasciare l'orbita terrestre alta.
L'equipaggio di Artemis II: Reid Wiseman (NASA), Comandante: guida la prima missione lunare del XXI secolo ed è un veterano ISS; Victor Glover (NASA), Pilota: primo afroamericano inviato verso la luna; Christina Koch (NASA), Specialista di Missione: prima donna diretta verso la Luna, detiene il record di permanenza femminile nello spazio; Jeremy Hansen (CSA), Specialista di Missione: primo non statunitense a lasciare l'orbita terrestre alta.


Il volto umano tra le stelle

Artemis II non è un allunaggio ma un volo di collaudo: l'obiettivo è testare la capsula Orion in spazio profondo con un equipaggio prima di procedere con missioni più ambiziose. I quattro astronauti hanno già fatto la storia solo partendo: Glover, Koch e Hansen sono rispettivamente il primo afroamericano, la prima donna e il primo non-statunitense a volare verso la Luna. Durante il sorvolo del 6 aprile hanno osservato la superficie lunare ad occhio nudo per circa sette ore, fotografando crateri e formazioni geologiche, ma il momento più intenso della missione non è stato tecnico.

Proprio mentre superavano il record di distanza, Jeremy Hansen ha chiesto a nome dell'equipaggio di poter dare un nome a due crateri appena individuati. Uno si chiamerà Integrity, come il nome proprio che l'equipaggio aveva scelto per la loro capsula, l'altro Carroll, in onore della moglie del comandante Wiseman, morta di cancro nel 2020. «È un punto luminoso sulla Luna», ha detto Hansen con la voce incrinata, mentre Wiseman gli metteva una mano sulla spalla. Pochi secondi dopo tutti e quattro si abbracciavano. La scena è stata trasmessa in diretta.


​📷 Credits: ESA

Step della missione Artemis II [Data e Ora (ET), evento e descrizione, dettagli tecnici]: 
1 Aprile, 18:35Lancio dal Kennedy Space Center - SLS Block 1 immette Orion in orbita ellittica; 2 Aprile, 19:49Iniezione Translunare (TLI) - Accensione del motore per abbandonare l'orbita terrestre; 6 Aprile, 12:56Superamento record Apollo 13 - Integrity raggiunge i 400.171 km dalla Terra; 6 Aprile, 19:02Massimo avvicinamento lunare - Flyby a ~6.545 km dalla superficie; inizio blackout radio; 6 Aprile, 20:35Eclissi Solare totale - Visione della corona solare da dietro il disco lunare; 7 AprileFase di rientro verso la Terra - Manovre di correzione traiettoria per lo splashdown; 10 AprileSplashdown nell'Oceano Pacifico - Recupero dell'equipaggio al largo di San Diego



Un viaggio che guarda già a domani

Il prossimo passo è Artemis III, prevista tra il 2027 e il 2028: stavolta si atterra al Polo Sud della Luna. Due astronauti scenderanno sulla superficie usando come traghetto il razzo Starship di SpaceX, che li porterà dalla capsula Orion al suolo e poi di ritorno. Intanto il piano per ciò che viene dopo sta cambiando: a marzo la NASA ha annunciato di voler abbandonare il progetto Gateway, una stazione spaziale che si sarebbe dovuta costruire in orbita lunare, per concentrare le risorse su una base permanente direttamente sulla superficie. Una base vera, con moduli abitativi, laboratori e sistemi per estrarre acqua dal suolo ghiacciato. Tra i partner previsti c'è anche l'Italia, con l'Agenzia Spaziale Italiana e Thales Alenia Space responsabili dei moduli abitativi.

L'obiettivo finale è Marte. La distanza media dal nostro pianeta è di 225 milioni di chilometri, quasi seicento volte quella dalla Luna, e un viaggio di sola andata dura circa sette mesi in condizioni di microgravità e radiazioni cosmiche che il corpo umano non ha mai dovuto affrontare a lungo. Per questo serve la Luna: è il luogo dove si impara a costruire una base lontano dalla Terra, a produrre carburante sul posto, a tenere in vita un equipaggio per mesi senza rifornimenti. Artemis II ha dimostrato che la capsula funziona. Artemis III dovrà dimostrare che si riesce ad atterrare. La base lunare dovrà dimostrare che si riesce a restare. Se tutto va come previsto — e nei programmi spaziali i ritardi sono la regola — i primi esseri umani potrebbero mettere piede su Marte negli anni ‘40/’50 di questo secolo. Una prospettiva lontana, ma non più fantascientifica.