L'ultima volta che degli esseri umani si erano spinti così lontano era Apollo 17, l'ultima missione dello storico programma spaziale. Da allora, per oltre cinquant'anni, gli astronauti non hanno mai superato l'orbita bassa, quella fascia tra i 200 e i 400 chilometri di quota dove orbitano le stazioni spaziali. Artemis II ha rotto quel confine e il 6 aprile Orion ha raggiunto 406.771 chilometri dalla Terra, battendo il record assoluto di distanza per un equipaggio umano che resisteva dall'Apollo 13 del 1970.
Perché si torna adesso?

Il volto umano tra le stelle
Artemis II non è un allunaggio ma un volo di collaudo: l'obiettivo è testare la capsula Orion in spazio profondo con un equipaggio prima di procedere con missioni più ambiziose. I quattro astronauti hanno già fatto la storia solo partendo: Glover, Koch e Hansen sono rispettivamente il primo afroamericano, la prima donna e il primo non-statunitense a volare verso la Luna. Durante il sorvolo del 6 aprile hanno osservato la superficie lunare ad occhio nudo per circa sette ore, fotografando crateri e formazioni geologiche, ma il momento più intenso della missione non è stato tecnico.
Proprio mentre superavano il record di distanza, Jeremy Hansen ha chiesto a nome dell'equipaggio di poter dare un nome a due crateri appena individuati. Uno si chiamerà Integrity, come il nome proprio che l'equipaggio aveva scelto per la loro capsula, l'altro Carroll, in onore della moglie del comandante Wiseman, morta di cancro nel 2020. «È un punto luminoso sulla Luna», ha detto Hansen con la voce incrinata, mentre Wiseman gli metteva una mano sulla spalla. Pochi secondi dopo tutti e quattro si abbracciavano. La scena è stata trasmessa in diretta.
📷 Credits: ESA
Step della missione Artemis II [Data e Ora (ET), evento e descrizione, dettagli tecnici]:
1 Aprile, 18:35 - Lancio dal Kennedy Space Center - SLS Block 1 immette Orion in orbita ellittica; 2 Aprile, 19:49 - Iniezione Translunare (TLI) - Accensione del motore per abbandonare l'orbita terrestre; 6 Aprile, 12:56 - Superamento record Apollo 13 - Integrity raggiunge i 400.171 km dalla Terra; 6 Aprile, 19:02 - Massimo avvicinamento lunare - Flyby a ~6.545 km dalla superficie; inizio blackout radio; 6 Aprile, 20:35 - Eclissi Solare totale - Visione della corona solare da dietro il disco lunare; 7 Aprile - Fase di rientro verso la Terra - Manovre di correzione traiettoria per lo splashdown; 10 Aprile - Splashdown nell'Oceano Pacifico - Recupero dell'equipaggio al largo di San Diego
Un viaggio che guarda già a domani
Il prossimo passo è Artemis III, prevista tra il 2027 e il 2028: stavolta si atterra al Polo Sud della Luna. Due astronauti scenderanno sulla superficie usando come traghetto il razzo Starship di SpaceX, che li porterà dalla capsula Orion al suolo e poi di ritorno. Intanto il piano per ciò che viene dopo sta cambiando: a marzo la NASA ha annunciato di voler abbandonare il progetto Gateway, una stazione spaziale che si sarebbe dovuta costruire in orbita lunare, per concentrare le risorse su una base permanente direttamente sulla superficie. Una base vera, con moduli abitativi, laboratori e sistemi per estrarre acqua dal suolo ghiacciato. Tra i partner previsti c'è anche l'Italia, con l'Agenzia Spaziale Italiana e Thales Alenia Space responsabili dei moduli abitativi.
L'obiettivo finale è Marte. La distanza media dal nostro pianeta è di 225 milioni di chilometri, quasi seicento volte quella dalla Luna, e un viaggio di sola andata dura circa sette mesi in condizioni di microgravità e radiazioni cosmiche che il corpo umano non ha mai dovuto affrontare a lungo. Per questo serve la Luna: è il luogo dove si impara a costruire una base lontano dalla Terra, a produrre carburante sul posto, a tenere in vita un equipaggio per mesi senza rifornimenti. Artemis II ha dimostrato che la capsula funziona. Artemis III dovrà dimostrare che si riesce ad atterrare. La base lunare dovrà dimostrare che si riesce a restare. Se tutto va come previsto — e nei programmi spaziali i ritardi sono la regola — i primi esseri umani potrebbero mettere piede su Marte negli anni ‘40/’50 di questo secolo. Una prospettiva lontana, ma non più fantascientifica.
