“Ma l’appetito che Albert aveva per la vita lei non ce l’ha: a lei vivere costa fatica, sia sotto il sole di Algeria che a Parigi, e la facilità con cui suo marito si legava fisicamente e sentimentalmente ad altre donne non fa parte della sua natura.”
Le vedove di Camus racconta quanto promette il titolo: il 4 gennaio 1960 un’auto con a bordo quattro persone si schianta a forte velocità contro un albero, causando la morte di due passeggeri; uno di loro era il famoso scrittore e drammaturgo Albert Camus che appena tre anni prima era stato insignito del premio Nobel per la letteratura. Lo scrittore, influente personalità politica e culturale del suo tempo, lascia dietro di sé quattro vite sospese, quelle delle quattro donne che lo hanno amato e che sono state da lui, a proprio modo, riamate. Francine, la moglie; Catherine, silenziosa e costante; Mette, la fresca e vitale ultima fiamma; Maria, “l’unica”, la storica amante. Attraverso i loro occhi, le loro parole e le loro lacrime Elena Rui ricostruisce in modo lirico e rispettoso le relazioni con Camus e il vuoto lasciato dalla sua morte, vuoto che, però, sa anche fare spazio ad altra vita. L’uomo oltre lo scrittore, il seduttore, il marito, il padre, l’amante, ma anche il fragile malato di tubercolosi che si aggrappa alla vita con tutte le sue forze (e quelle delle sue donne) e l’intellettuale che cerca disperatamente la verità in un mondo fatto sempre più di categorie: ecco ciò che emerge con spietata delicatezza dalle pagine del romanzo.
Il libro affronta il tema dell’amore e del desiderio attraverso i rapporti tra Camus e le quattro donne; ciascuna di loro, pur sapendo dell’esistenza delle altre, desidera sentirsi unica nel cuore di Camus e cerca quindi di convincersi che il proprio legame con lui possieda qualcosa che gli altri rapporti non hanno. I quattro legami sembrano inoltre nascere dal desiderio, che nel caso di Camus coincide quasi con un desiderio di vita e con il desiderio fisico, e svilupparsi poi attraverso la passione e forme diverse di amore. A volte si tratta di un amore quasi banale, come nel momento in cui Catherine riconosce nella casa di Mette gli stessi regali che Camus aveva fatto a lei, mentre in altri momenti emerge un sentimento molto più sincero e profondo. Rui ci fa vedere un Camus profondamente umano e anche a volte ingiusto, forse figlio del suo tempo. Da Mette, Catherine e Maria, per non parlare di Francine, la cui fedeltà è data per scontata, Albert pretende fedeltà assoluta, anche con scenate di gelosia, ma lui è il primo a essere dichiaratamente infedele a tutte.
Un altro tema centrale è quello della morte. Il libro è costruito attorno alla morte di Camus, che diventa una data ricorrente, quasi martellante, e un punto fermo da cui ciascuna delle donne ripercorre il proprio rapporto con lui. Le storie sembrano quindi partire dal momento finale per poi muoversi all’indietro, attraverso ricordi, sensazioni, episodi ed emozioni. La morte diventa così anche il momento in cui è possibile provare a dare un significato definitivo a una relazione che, finché Camus era vivo, era invece continuamente attraversata da ambiguità e contraddizioni. Così, attraverso la lente della morte che porta chiarezza, leggiamo di Maria Casares, l’Unica, l’amante principale, di cui le altre sono solo pallida emanazione o temporanea sostituzione. Perdendo Albert, Maria perde un compagno di vita, e anche la vita che tenta di condurre dopo di lui sembra sbiadita. Leggiamo della moglie Francine, rassegnata a un ruolo formale, ma che le garantisce una vita agiata e senza preoccupazioni - senza contare che per il mondo, è lei l’unica donna ufficiale di Camus-. Entriamo in sintonia con le altre sue giovani amanti, Catherine e Mette, le quali troveranno il modo di continuare una lunga esistenza, con altri amori, figli e passioni diverse, mentre Camus resta un punto fermo della loro giovinezza. Collegato alla morte è anche il tema della vecchiaia: Camus, malato di tubercolosi, sapeva che non avrebbe avuto la possibilità di invecchiare normalmente e aveva trascorso la sua esistenza aggrappandosi alla vita. La sua morte prematura permette quindi di guardare alla sua esistenza e ai suoi rapporti da una prospettiva completamente diversa.
L’autrice non sembra tanto interessata a ricostruire il “vero Camus”, ma piuttosto i diversi Camus che esistono nella memoria delle donne che lo hanno amato. Ogni donna conserva infatti un’immagine diversa di lui e proprio dalla sovrapposizione di queste emerge un personaggio complesso, impossibile da definire in modo univoco; questo si collega anche al contrasto fra Camus scrittore e Camus uomo: nelle sue opere è capace di confrontarsi con grandi questioni esistenziali, con l'assurdo, con il bisogno di dare un senso alla vita. Eppure nella sua vita privata sembra incapace o forse non interessato a trovare quella stessa forma di unità e coerenza. Esiste quasi un paradosso tra l'ordine e la profondità che riesce a costruire nella sua opera e il carattere molto più caotico, contraddittorio e irrisolto della sua vita sentimentale. L’autrice però non sembra suggerirci un giudizio morale su di lui: è più interessante osservare la distanza tra ciò che una persona riesce a pensare e ciò che una persona riesce a vivere.Un altro tema importante è quello del ruolo dell’intellettuale. Tutte e quattro le donne sottolineano, in modi diversi, come il ruolo pubblico di intellettuale, soprattutto dopo il Nobel, abbia finito per schiacciare Camus. La cultura del tempo sembrava richiedere categorie e posizioni nette, sia sul piano politico e culturale sia su quello privato: essere esistenzialista, prendere posizione sulla questione algerina, essere marito, amante, padre. Queste definizioni rischiano di soffocare la parte più autentica e artistica dello scrittore, quella che le quattro donne sembrano invece cercare, ciascuna a modo proprio, di proteggere e mantenere in vita.
Lo stile del libro è caratterizzato da una forte dimensione introspettiva, lirica e intima. La scrittura sembra quasi abbracciare i personaggi e i loro ricordi, accompagnando il lettore all’interno dei loro pensieri, delle loro emozioni e delle loro fragilità. Si tratta di una narrazione che procede attraverso memoria e soggettività, lasciando emergere progressivamente le quattro diverse prospettive. La dimensione poetica della scrittura contribuisce a rendere intima anche la quotidianità, trasformando i ricordi personali in qualcosa di universale.
L’autrice ha svolto un rigoroso lavoro di ricerca su materiali d’archivio, memorie e lettere di persone realmente esistite: ciò che ne risulta è un’opera basata su personaggi reali, ma che si concede anche momenti di finzione, intima ma rispettosa delle individualità delle protagoniste. La scelta di non usare mai la prima persona singolare permette al lettore di non sovrapporsi alle quattro donne, facendolo entrare in punta di piedi nei loro pensieri, paure e sentimenti.
Durante la lettura si viene continuamente sollecitati da numerosi interrogativi. È possibile amare più persone e, nello stesso tempo, vivere ciascuno di questi amori come qualcosa di unico? Separare l’opera dall’artista in questo caso ci permette di cogliere qualcosa in più delle sfaccettature dell’animo di uno scrittore premio Nobel?
E ancora, si può andare avanti e avere altri amori dopo un’esperienza totalizzante che culmina in tragedia?
• Lo consigliamo
A chi ama i grandi scrittori e le loro piccole, enormi contraddizioni;
A chi non ha bisogno che una storia gli dica chi ha ragione;
A chi vuole affacciarsi su un pezzetto del “groviglio del cuore umano”.
• Non lo consigliamo
A chi pensa che vincere il Nobel garantisca anche una buona gestione della vita sentimentale;
A chi davanti a quattro donne pensa: va bene, ma una non bastava?
A chi pensa che si possa capire tutto dell’amore.
Buona lettura!