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Alla riscoperta dell’Abc della democrazia, tra le sfide e i conflitti di questo tempo

Educare alla democrazia per abitare il presente con responsabilità

Accompagnare gli educatori ACR e giovani e gli animatori adulti a riflettere sul significato profondo dell’essere “cittadini responsabili e non semplici ospiti occasionali della città degli uomini”, come recita il Progetto Formativo. Con questo obiettivo, il mini convegno Per una scelta educativa…democratica ha voluto interrogare sull’Abc della democrazia, riscoprendo i tratti essenziali dell’esercizio e dell’esperienza democratica, propria della vita associativa. 

Il legame tra l’Azione Cattolica e la democrazia si esprime nella scelta della forma democratica, vissuta non solo come struttura organizzativa ma come sostanza dell’esperienza associativa. Una scelta che garantisce un cammino costruito con il contributo di tutti/e e la partecipazione di ciascuno/a, rendendo ogni persona protagonista e responsabile di una visione, di un progetto e di un percorso che trovano senso, si alimentano e crescono nel camminare insieme.

L’Associazione - del resto - nasce, cresce e si rigenera in un contesto democratico, con appuntamenti ordinari e straordinari (assemblee elettive, designazione dei responsabili, consigli parrocchiali), ma anche in un contesto plurale, nella forma del gruppo, di formazione o di servizio, nell’esperienza intergenerazionale, dove si impara l’ascolto anche delle minoranze, il confronto, l’attenzione reciproca, la mediazione, la sintesi, la progettualità, le scelte operative e la costante verifica/rimodulazione delle stesse, in un esercizio continuo di condivisione e reciprocità.

La formazione personale, il servizio educativo, la concreta possibilità di ricoprire in alcune fasi un ruolo di responsabilità associativa di cui dar conto ad una collettività, concorrono alla crescita della dimensione democratica personale e comunitaria. 
Questo sforzo non è fine a se stesso, né solo a servizio di un autoalimentarsi che garantisce la continuità dell’esperienza. Acquista, invece, valore “missionario” perché crea atteggiamenti, habitus mentali, modi di essere e vivere, competenze che abilitano ad abitare pienamente il contesto democratico politico e sociale nel quale siamo inseriti, ma anche a consapevolizzare il valore della democrazia, così come la sua vulnerabilità e fragilità, nel continuo impegno a renderla sempre più forma e sostanza a servizio dell’umano, oggi più che mai.

Nel corso del mini-convegno abbiamo, per questo, cercato di rileggere, alla luce delle sfide attuali e dei conflitti che attraversano il mondo e mettono progressivamente a rischio gli assetti democratici, il valore della democrazia e della scelta democratica in Azione Cattolica, per poi tentare di costruire insieme un vocabolario comune, ovvero ricercare le parole/caratteristiche essenziali che declinano la democrazia e ci permettono di farne esperienza concreta nei cammini formativi delle varie fasce d’età. 

A guidarci nella riscoperta dell’alfabeto della democrazia, sono stati Daniela Palladinetti, della diocesi di Chieti-Vasto, avvocato, Direttore diocesano dell’Ufficio di pastorale sociale e del lavoro e membro del Comitato scientifico e organizzatore della 50esima Settimana sociale, e Gianluca Galimberti, della diocesi di Cremona, docente di fisica e già sindaco di Cremona per due mandati fino al 2024. I due relatori, attraverso il racconto delle esperienze professionali e personali, oltre che delle loro riflessioni, hanno aiutato i partecipanti a riflettere su come vivere la democrazia significhi Abitare, Bene-dire, Costruire la città degli uomini. 

Le tre parole da loro approfondite sono state Ascolto, Bene Comune e Corresponsabilità, a cui si sono aggiunte quelle che i partecipanti al convegno hanno individuato nei successivi laboratori (tra le tante dignità, inclusione, partecipazione, dialogo). Dal lavoro svolto è emerso come a volte i nostri discorsi, negli  ambienti ecclesiali e associativi, esprimono una narrazione edulcorata o una interpretazione distorta delle parole: l’ascolto, la ricerca del bene comune, presuppongono l’attivazione del dialogo, ma è importante anche non scansare, anzi, saper attraversare il conflitto, poiché la democrazia è anche gestione dello scontro. Proprio perché ascolto e bene comune non rimangano concetti aleatori, romantici, disincarnati, occorre maturare la consapevolezza che non necessariamente il dialogo porta a soluzioni condivise: spesso ci si ritrova a dover fare scelte impopolari o a dover giungere a compromessi. L’ascolto non deve tendere a colonizzare, ma a cogliere l’originalità dell’altro e insieme la durezza delle situazioni e delle realtà che ci sono davanti. Pure il bene comune si costruisce creando spazi di crescita per tutti, ma anche lavorando su fattori di concretezza e fattibilità. La corresponsabilità nella democrazia vuol dire anzitutto scegliere di andare a votare, ma anche vivere le molteplici forme di partecipazione che l’esercizio della cittadinanza prevede nonché condividere uno stile, un lessico, che ci aiuti a dire bene e a pensare bene, ridando dignità alla verità e formandosi alla complessità dell’Agorà, in un’epoca storica segnata dalla “falserità”, cioè dalle menzogne spacciate per verità. 

Non è più pensabile, poi, che le nostre comunità ecclesiali e le associazioni territoriali vivano i propri appuntamenti in una dimensione parallela, chiusa e impermeabile, spesso ignorando ciò che succede nelle proprie città o non partecipando ad eventi importanti per la comunità civile. Occorre invece continuare ad investire sulla formazione delle coscienze, vivere la partecipazione con lo stile del disinteresse - libero, cioè, da logiche di vantaggio personale -, lavorare per la costruzione di una coscienza pubblica, provare a contare, più che tardare a contarsi, spendendosi con competenza e passione, per contribuire alla crescita di un tessuto sociale sempre più plurale, coeso e comunitario. 

In questa prospettiva, serve recuperare la fiducia nella continua possibilità di migliorarsi come individui e migliorare il nostro Paese; soprattutto serve allenare lo sguardo per riconoscere nei più piccoli, poveri e fragili la speranza e ripartire proprio da loro, dalla valorizzazione della loro dignità, per costruire comunità, democrazia, civiltà, pace.