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Alla ricerca della sapienza di un maestro

Un libro edito dall’Editrice Ave esplora il Libro del Siracide, tra radici e futuro
25/09/2025 di Mattia Arleo

È proprio vero: «Abbiamo bisogno di maestri!».  La complessità dell’epoca che stiamo vivendo, il suo groviglio di incertezze e precarietà, la rapidità delle trasformazioni che essa impone, la “crisi” dell’umano che la caratterizza e da cui derivano altre “crisi” (politica, climatica, ecc.), l’assenza di punti fermi e certi, le incoerenze individuali e collettive, il mutamento del rapporto con sé stessi e con gli altri…da queste contingenze dovrebbe levarsi il grido: «Dateci maestri!».

Chi è il maestro? 

Il “maestro” è colui che, nella complessità del vivere, induce ad accorgersi dell’essenziale e dell’essenza di tutto. Accorgersi è “adcorrigere”, ossia spingere (correggere) l’attenzione – concentrata su altro – verso il punto nevralgico, verso le fondamenta, verso il fondamento di tutto.

Ebbene, questo fine potrebbe essere perseguito anche da un istruttore, da un professore, da un docente. Anche loro, infatti, offrono libretti di istruzioni, manuali e nozioni col tentativo di concentrare l’attenzione del discente su un dato e di lasciargli qualcosa nell’animo, catturandone l’interesse. Eppure, è sotto gli occhi di tutti il fallimento dell’“istruzionismo”, del nozionismo, dell’indottrinamento.

«Dateci maestri! Non istruttori, professori, docenti. Dateci maestri!»  

Il “maestro”, invero, aiuta ad accorgersi di qualcosa, non per mezzo di una “istruzione”, ma mediante un “contagio”. Non è colui che, consegnato il libretto delle istruzioni della vita (supponendo che possa esistere), invita a leggerlo, studiarlo e lo esplica con fare nozionistico. No! Il “maestro” “corregge” l’attenzione “contagiando” il discepolo, quasi come se fosse un oggetto caldo da cui un oggetto freddo – ad esso avvicinato – trae il calore. 

Il “maestro”, quindi, non si limita a dire come vivere, ma mostra – con la sua stessa vita – come si deve vivere. Far vedere come si vive non è semplice istruzione, ma è “contagio”. 

L’istruttore dice tutto, ma non può dare tutto; il “maestro”, invece, non può dire tutto (perché non dirà mai ciò che egli stesso non ha vissuto), ma dà tutto il suo metodo e tutto sé stesso.

Il vero maestro genera maestria

Se si impara il metodo, allora, si è più attenti al modo con cui le vicende della vita vengono affrontate più che alle cose e alle nozioni che vengono dette per viverla. E, nella misura in cui il maestro offre il suo metodo al discepolo, rende quel discepolo maestro a sua volta, pronto a trasmettere ad altri, per contagio, il suo sapere, ossia il sapore delle cose del mondo e della vita, la loro essenza. 

Almeno, questa è la speranza che alberga nel cuore di un vero “maestro”: quella di generare maestria. Una speranza che va coltivata anche quando il discepolo non si dimostra, in prima battuta, all’altezza di quel metodo e di quella maestria che in lui sta germogliando. 

Credo sia questo il filo di Arianna che don Enzo Appella, mio maestro, vuole offrire al lettore con le sette meditazioni sul Libro del Siracide raccolte nella sua ultima opera La sapienza di un maestro. Il Siracide tra radici e futuroedita dalla casa editrice Ave.

Sono lieto di recensire questo scritto, certamente utile a quanti, accompagnati dal Maestro di Gerusalemme, vogliano “accorgersi” – tra le righe di uno dei più avvincenti libri sapienziali della Sacra Scrittura – del fondamento che può renderci uomini e donne capaci di abitare sapientemente il tempo presente, con tutte le sue contraddizioni e con tutti i suoi piccoli embrioni di speranza.