La sessione inaugurale ha preso avvio con un momento di preghiera presieduto dall’assistente generale dell’Azione cattolica italiana, monsignor Claudio Giuliodori. È stato quindi letto il saluto di Papa Leone XIV, trasmesso attraverso un messaggio firmato dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato.
Il Pontefice ha espresso apprezzamento per l’iniziativa e ha auspicato che le giornate di studio e riflessione favoriscano la consapevolezza che «il dialogo paziente è l’unica via per disarmare i cuori e abbattere i muri del pregiudizio». Dal Papa anche l’incoraggiamento ad attivare processi formativi capaci di promuovere comunità disponibili all’ascolto, nel segno della prossimità evangelica.
Sono seguiti i saluti dell’arcivescovo metropolita di Bari-Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano, del questore di Bari, Annino Gargano, e della presidente diocesana dell’Azione cattolica di Bari-Bitonto, Monica Del Vecchio e del Delegato regionale Piergiorgio Mazzotta
A introdurre il significato dell’appuntamento è stata la Presidenza nazionale, che ha mostrato come il Mediterraneo non sia un tema separato dalla vita ordinaria dell’associazione, ma una prospettiva che interpella l’identità dell’Azione cattolica, le sue scelte formative e la sua presenza nei territori.
La riflessione è stata avviata da alcune esperienze personali riportate da Paolo Seghedoni, vicepresidente nazionale del Settore adulti, Annamaria Bongio, responsabile nazionale dell’Acr, Emanuela Gitto, vicepresidente nazionale del Settore giovani, ed Elena Giannini, segretaria nazionale del Movimento studenti di Azione cattolica. Storie diverse, legate alla prossimità agli ultimi, alle ferite delle città, all’incontro tra culture e al mare come luogo insieme di passaggio, festa e dolore. Racconti capaci di mostrare come le grandi questioni del Mediterraneo attraversino già le vite, le comunità ecclesiali e i territori.
Da qui la domanda provocatoria che ha fatto da filo conduttore alle introduzioni: «Mentre le chiese si svuotano, stiamo qui a parlare di Mediterraneo?»
Una domanda legittima, soprattutto in un tempo segnato dalla fatica della partecipazione, dalla ricerca di nuove disponibilità al servizio e dall’avvio di un nuovo triennio associativo. Proprio davanti a queste difficoltà, però, hanno ribadito come l’Azione cattolica non può ripiegarsi su una strategia difensiva né limitarsi a custodire ciò che già esiste.
È dunque emerso che parlare di Mediterraneo, dialogo e convivialità delle differenze significa stare dentro le sfide del presente e formare persone capaci di leggerle. Il mare “in mezzo alle terre” è stato indicato come immagine di una relazione che interpella il “chi siamo”: l’altro non è una questione esterna, ma una presenza che contribuisce a definire l’identità personale e comunitaria.
La Presidenza ha inoltre richiamato il legame tra dimensione locale e globale: guerre, migrazioni, diseguaglianze, crisi ambientali e trasformazioni culturali attraversano ormai scuole, quartieri e parrocchie. Di fronte a questa complessità, l’Azione cattolica è chiamata a non cedere all’impotenza, ma a costruire percorsi di dialogo, corresponsabilità e pace, imparando anche ad abitare il conflitto senza trasformare le differenze in contrapposizioni.
